Cammino materano: da Bari a Bitetto lungo la Via Peuceta

Ogni anno organizziamo almeno un cammino lungo da sperimentare e riproporre poi con i nostri camminatori. Quest’anno abbiamo scelto la Via Peuceta, uno degli itinerari del Cammino Materano lungo le Murge: un percorso di circa 150 km da Bari a Matera, da percorrere in 7 giorni. Racconteremo il nostro cammino proponendovi un post per ogni tappa.

Siamo partiti in tre (Maria Teresa, Susanna e Franco), dal 22 al 31 luglio 2018, con zaini poco pesanti e preparati a dover sopportare un grande caldo che in realtà si è manifestato solo gli ultimi due giorni (consiglio: se doveste ripercorrere questo cammino, fatelo entro primavera, sarà più fresco e molto più colorato!!!).

Siamo partiti con il treno da Roma il 22 luglio e in poco più di quattro ore siamo arrivati alla stazione ferroviaria di Bari centrale. Il tempo di raggiungere il nostro alloggio e siamo subito usciti per una passeggiata serale a Bari Vecchia. Non ci siamo lasciati sfuggire una rapida visita ai gioielli del romanico barese: la bianchissima e solenne cattedrale di San Sabino e la basilica normanna di San Nicola di Bari, il cui corpo riposa nella sottostante cripta. Nel 1087, furono i marinai baresi a portarlo a Bari da Myra in Turchia, conquistata dagli arabi. Qui sia i cattolici che i cristiano-ortodossi hanno la loro cappella per officiare autonomamente i propri riti. A pochi passi dal piazzale antistante la basilica, nel Medioevo salpavano le navi dei Crociati alla volta di Gerusalemme e della Terra Santa.

Pavimento nella cripta della Basilica di San Nicola di Bari. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Pavimento mosaicato nella cripta della Basilica di San Nicola di Bari. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

La cena è consistita in un paio di scagliozze a testa (le tipiche fette di polenta fritte in un padellone di olio bollente e salate da Maria in Strada Filioli) e in degli appetitosissimi panzerotti presso la rosticceria Cibò in piazza Mercantile 29. E poi, tanto per sgranchirci le gambe, abbiamo fatto quattro passi sul lungomare e lungo le mura. Abbiamo incontrato turisti, ma soprattutto piccoli gruppi di baresi, giovani, anziani, famiglie, comodamente seduti su proprie seggiole a bordo strada o sul lungomare, intenti a chiacchierare e spassarsela in una tipica calda notte pugliese.

Lunedì 23 luglio, da Bari a Bitetto

Ore 7,30: foto per immortalare l’inizio del cammino a fianco della chiesa di San Marco dei Veneziani; acquisto di banane, susine e pere presso un fruttivendolo nei pressi di San Sabino e via, in marcia!!!

Partenza dalla Chiesa di San Marco dei Veneziani. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Partenza dalla Chiesa di San Marco dei Veneziani. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Costeggiamo il castello normanno, un tratto di lungomare con vecchie scuole di epoca fascista e ci dirigiamo verso la periferia. Nonostante la traccia GPS ci inviti a passare sul Viadotto Adriatico che supera la ferrovia, l’accesso è vietato ai pedoni e troviamo un’alternativa costeggiando una grande area commerciale, grigia e anonima come in tutte le grandi città.

Lasciamo finalmente la periferia assolata di Bari ed ecco che finalmente troviamo gli adesivi gialloverdi che segnalano il cammino.

Adesivi del Cammino materano. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Adesivi del Cammino materano. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Ci immettiamo su una stradina secondaria ombreggiata (per lo più asfaltata) che costeggia sterminati campi di ulivi. Ogni tanto si distinguono alberi di fichi, pere, albicocche, susine e fichi d’India. Le olive sono del tipo “Termite di Bitetto”, verdi e ovaleggianti.

Le olive di Bitetto. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Le olive di Bitetto. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Gli ulivi sono fantastici, tutti diversi. Giochiamo a cercare gli aggettivi che meglio li descrivono: centenari, giovani, potati, bitorzoluti, frondosi, protetti, irrigati, rosicchiati, divisi, inclinati, ordinati, regolari, fasciati…

Tra gli ulivi. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Tra gli ulivi. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Perché fasciati? Su molti tronchi viene apposta proprio una fascia bianca. Un raro passante ci dice che serve a combattere l’oziorinco, un coleottero molto poco simpatico che si ciba delle foglie più giovani delle piante.

Fasce protettive per proteggere gli ulivi dall'oziorinco. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Fasce protettive per proteggere gli ulivi dall’oziorinco. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

La presenza dell’ulivo in questa è zona è antichissima ed è attestata sin da epoca medievale. Costeggiamo per chilometri le cosiddette “chiusure”, le recinzioni dei campi realizzate con muretti a secco che consentirono la trasformazione da un paesaggio pastorale ad uno agrario.

Anche le vigne vengono protette da insetti e parassiti con immense zanzariere.

Vigneti tra Bari e Bitetto. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Vigneti tra Bari e Bitetto. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

I pomodori sono bassi, stanno tutti a terra. Sembra che in questo modo richiedano meno acqua.

Incontriamo resti di vecchi trulli. Raggiungiamo la provinciale 92 e superiamo un cartello che pubblicizza la fabbrica di fuochi d’artificio Bruscella, esplosa tragicamente nel 2015. Ci fermiamo di fronte alla chiesetta di San Pietro. Un’iscrizione sopra al portale recita: “Fermati messagier pena non sia il dir dio / ti salvi Maria”. Un’altra iscrizione ci costringe a rispolverare le nostre conoscenze di latino per tradurre la scritta “Sacra gerenti gratis hic manducare licebit“, sembrerebbe che il pellegrino che si trovava a passare qui nel 1759 poteva mangiare gratis.

Chiesa di San Pietro a Balsignano. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Chiesa di San Pietro a Balsignano. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Siamo ormai giunti all’ingresso del casale fortificato di Balsignano, il cui toponimo probabilmente rimanda a Basilio, antico proprietario dell’area. Consultiamo la nostra documentazione.  Il casale sorgeva a breve distanza da una diramazione della via Traiana che metteva in comunicazione Bitonto con Bari. Avremmo voluto visitare il complesso, ma ci dobbiamo accontentare di una sbirciatina da fuori perché il portale di accesso è chiuso, non capiamo se perché è lunedì. Fa capolino la copertura a cupola della chiesa romanico-pugliese di San Felice.

Chiesa medievale di San Felice nel casale fortificato di Balsignano. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Chiesa medievale di San Felice nel casale fortificato di Balsignano. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

È tempo di un breve sosta di ristoro sotto gli ulivi interrotta presto da un fugace acquazzone estivo. Una tettoia in un campo vicino ci consente di ripararci e di non inzupparci. Appena spiove ci rimettiamo in cammino, ma i goccioloni non tardano a ricominciare. Siamo ormai a tre chilometri da Bitetto. Passa Luca, un agricoltore di zona, che si ferma e ci dà un passaggio fino al paese. Lo ringraziamo quando ci lascia di fronte a Porta Piscina.

Ci riscaldiamo al Bar Roma e iniziamo a esplorare il borgo di Bitetto. Splendida la cattedrale di San Michele Arcangelo in stile romanico pugliese edificata nel XIV secolo da Mastro Lillo di Barletta: un pensionato volontario ci timbra il nostro taccuino di viaggio e ci racconta la storia della chiesa. Sul portale ci accolgono due magnifici leoni di pietra, uno buono e uno cattivo. All’interno ci commuove la storia della regina morta di peste che riuscì a salvare il figlio per intercessione di San Michele: sono ricordati da una scultura addossata alla parete di sinistra [n.d.r. non siamo riusciti a trovare in rete informazioni più precise su quest’opera e sui personaggi raffigurati].

Scultura nella Cattedrale di Bitetto. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Scultura nella Cattedrale di Bitetto. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Di fronte alla cattedrale incombe il Palazzo del Sedile, l’antica sede del Comune, su cui svettava un’antica meridiana poi trasformata in orologio. Sempre lo stesso signore ci racconta che qui si conservavano le unità di misura che venivano usate per compararle con quelle utilizzate dai forestieri.

Ci immettiamo nelle viuzze lastricate del borgo, scivolose per via del recente temporale. Una specie di trullo tra due abitazioni ci sbarra il cammino: una signora ci spiega che era il vecchio forno comunale, ancora utilizzato in occasioni speciali. Le famiglie lasciavano il pane e dopo la cottura lo riconoscevano grazie a un timbro personale.

Sui banchi di un fruttivendolo notiamo degli ortaggi che non conosciamo: i barattini e i caroselli, ambedue varianti locale del cetriolo, ottimi da mangiare in insalata.

All’uscita del centro, entriamo nella Chiesetta di Santa Maria Maddalena: la signora Giovanna ce la illustra. La statua troneggia sul baldacchino delle processioni.

Bitetto: Chiesa di Santa Maria Maddalena. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Bitetto: Chiesa di Santa Maria Maddalena. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Imbocchiamo Via del Beato Giacomo. Ci incuriosisce una fila di anziani intenti a chiacchierare di fronte al loro circolo (Circolo Italia, attivo dal 1948, laico, il suo motto è Fratellanza, Libertà, Uguaglianza). Ci invitano a scattare una foto.

Bitetto: Circolo Italia. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Bitetto: Circolo Italia. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Proseguiamo, di fronte a una piccola cappella alcune signore recitano il rosario sedute su delle sedie collocate sull’antistante patio.

Bitetto: Cappella in Via del Beato Giacomo. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Bitetto: Cappella in Via del Beato Giacomo. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Raggiungiamo il Santuario del Beato Giacomo, centro di spiritualità molto sentito e frequentato dai locali.

Il Santuario conserva il corpo del beato, le cui storie sono raccontate da una serie di affreschi nel chiostro. Giacomo Varingez, detto anche “Illirico” nacque a Zara agli inizi del Quattrocento. Giunto in Puglia con dei mercanti, vestì l’abito francescano a Bitetto e qui confortò e soccorse la popolazione durante la peste degli anni 1480-1483.

Il corpo del Beato Giacomo nel Santuario di Bitetto. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC CD
Il corpo del Beato Giacomo nel Santuario di Bitetto. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC CD

Curiosa la storia della reliquia del dito. La tradizione vuole che nel 1619 la duchessa di Gravina, Donna Felice di Sanseverino, si sia fatta aprire il contenitore del corpo per baciare la mano del Beato e che in quell’occasione ne abbia staccato un dito con un morso per procurarsi una reliquia personale. Scoppiato un violento temporale che le impedì di partire, la duchessa si pentì della mala azione e restituì la reliquia, oggi visibile in un reliquiario d’argento.

Questa primissima giornata ci riserva ancora delle sorprese: al termine di un altro violento acquazzone, poco prima del tramonto, si staglia un doppio arcobaleno perfetto all’uscita del Santuario.

Doppio arcobaleno a Bitetto. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC CD
Doppio arcobaleno a Bitetto. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC CD

E per finire un’ottima cena alla Taverna del Beato, dove da pochi mesi due sorelle hanno rilevato il ristorante e propongono piatti di cucina locale rivisitati in chiave moderna. La nostra scelta è andata sulle orecchiette pugliesi con suprema di peperone crusco, orecchiette con purea di fave, olive termiti e cacioricotta di masseria, semifreddo al torroncino, cheesecake ai tre cioccolati. Auguri a Francesca e Giovanna per la loro splendida avventura culinaria.

Orecchiette pugliesi con suprema di peperone crusco. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC SA.
Orecchiette pugliesi con suprema di peperone crusco. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC SA.

Per approfondire:

Raffaele Macina, Balsignano: dal degrado al recupero, Modugno, Edizioni Nuovi Orientamenti, 2012.

[Maria Teresa Natale]

Tutte le tappe del Cammino Materano

 

 

 

 

 

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