Cammino materano: da Cassano delle Murge a Santeramo in Colle lungo la Via Peuceta

25 luglio 2018. Terzo giorno di cammino da Cassano delle Murge a Santeramo in Colle lungo il Cammino Materano. Partenza alle 7,30. Ci avviamo per un breve tratto lungo l’alzaia dell’Acquedotto Pugliese per poi guadagnare un sentierino tra la macchia. Per la prima volta da quando siamo partiti ci dobbiamo concentrare per trovare la traccia nascosta tra sassi e arbusti.

Lungo l'alzaia dell'Acquedotto Pugliese. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Lungo l’alzaia dell’Acquedotto Pugliese. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Lasciata la macchia riprendiamo il cammino su tradizionali carrarecce e strade asfaltate poco trafficate.  In breve raggiungiamo il bosco della Mesola. La vegetazione è fitta di roverelle, lecci, fragni, pini d’Aleppo. Sicuramente ospita numerosi uccelli ma noi udiamo solo il frinire delle cicale.

Il Bosco di Mesola. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Il Bosco di Mesola. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Qui si nascondeva il brigante Vito Servadio, nato a Cassano delle Murge nel 1858 da un’umile famiglia di agricoltori che dopo l’Unità d’Italia, all’età di 16 anni, sobillato da uno zio, si dà alla macchia per abbracciare le bellicose ideologie dei ribelli  del sud Italia nel periodo postunitario. Venne ucciso dalle forze dell’ordine proprio in questo bosco il 16 settembre del 1900 nei pressi di una masseria.

Usciamo dal fitto del parco e riprendiamo una strada asfaltata, per nulla trafficata. Un parco avventura è titolato proprio ai briganti. Riguadagnamo presto la campagna.

Grossa balla. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Grossa balla. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

All’altezza di una grande masseria, sostiamo per un breve spuntino. Fa molto caldo, si scorge Santeramo all’orizzonte. Dilemma: andare diritto subito verso il paese, oppure seguire la lunga deviazione di 7-8 chilometri sulla sinistra proposta dai curatori del Cammino Materano?  Optiamo, su suggerimento della sottoscritta, per percorrere il tracciato completo e ci incamminiamo (a chi dovesse percorrere il cammino a luglio inoltrato, si consiglia di andare diritto per evitare un lungo tratto scoperto sotto il sole a picco).

Edificio rurale nella murgia santermana. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Edificio rurale nella murgia santermana. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Un trullo perfettamente conservato nella Murgia santermana. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Un trullo perfettamente conservato nella Murgia santermana. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Costeggiamo i tradizionali paesaggi rurali murgiani: casolari, un trullo perfettamente conservato…

Per un lungo tratto camminiamo tra due alti e stretti muretti a secco che delimitano le proprietà. Fin dall’inizio del cammino, questi muretti sono sempre stati nostri compagni di viaggio, al nostro fianco o all’orizzonte: oltre alla funzione di confine, avevano lo scopo di impedire l’ingresso abusivo delle greggi o di sostenere i terrazzamenti dei suoli più scoscesi. Quelli che costeggiamo in questo tratto sono i cosiddetti “paralupi“. Si distinguono dagli altri per la presenza di un cordolo superiore realizzato con pietre sporgenti messe di piatto, che aveva la funzione di scoraggiare e impedire a lupi e altri animali selvatici di scavalcare per andare a razziare nelle masserie. I muretti a secco sono un patrimonio culturale e della nostra memoria da tutelare. Quando incontriamo dei muretti moderni costruiti con blocchi irregolari di cemento, la nostra percezione del paesaggio è immediatamente disturbata.

Muretti a secco del tipo "a paralupo". Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Muretti a secco del tipo “a paralupo”. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Progetto architettonico nel Comune di Santeramo. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Progetto architettonico nel Comune di Santeramo. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Inaspettatamente a un certo punto incontriamo una serie di edifici costruiti con finanziamenti europei 2007-2013. E’ tutto chiuso e l’area sembra inutilizzata. Speriamo che non sia una delle solite speculazioni all’italiana.

Dopo un lungo tratto scoperto, raggiungiamo la Pineta Galietti, dal nome di una grossa masseria settecentesca, chiusa, ma speriamo non abbandonata.

Vandalizzazioni nella Pineta Galietti. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Vandalizzazioni nella Pineta Galietti. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Gregge di pecore al pascolo nei pressi di Santeramo. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Gregge di pecore al pascolo nei pressi di Santeramo. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Percorriamo la pineta con un velo di tristezza. Un recente percorso ginnico è stato completamente vandalizzato: le graziose strutture di legno installate per consentire ai visitatori di cimentarsi nei diversi esercizi corporei sono semidistrutte e lasciate a terra.
Usciamo dalla pineta attraverso un varco aperto a fianco di un cancello con grosso lucchetto (forse è quindi chiusa al pubblico?) e per la prima volta incontriamo un folto gregge di pecore condotte da una pastora.

Ed eccoci finalmente giunti a Santeramo in Colle, il nome sembra derivi dal vescovo di Antiochia, Sant’Erasmo. Ci facciamo timbrare dal parroco il taccuino nella chiesa madre intitilata per appunto al santo e poi  ci riposiamo presso il Caffè Moderno che propone fantastiche granite al limone e lime e gustosissimi gelati.

Chiesa madre di Santeramo. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Chiesa madre di Santeramo. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Nel tardo pomeriggio, il corso si anima. A bordo strada ci incuriosisce la gran quantità di circoli politici, sportivi, ricreativi nei quali è rigorosamente vietato entrare senza tessera: circolo ricreativo artigiani pensionati, circolo culturale ferrovieri, Associazione politico culturale Santeramo, Circolo ricreativo commercianti pensionati e così via.

Circolo pensionati a Santeramo. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Circolo pensionati a Santeramo. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

L’altra peculiarità di Santeramo è il fornello pronto. Dovunque nel paese, le macellerie vendono prodotti equini e nel retrobottega gli amanti di questo tipo di carne (sembra che siano soprattutto uomini) si fanno cucinare sul momento i tagli prescelti che vengono cotti in forni a legna alimentati da roverelle, olivi e mandorli e guarniti con patate e cipolle  cotte allo spiedo.

Fornello pronto a Santeramo. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Fornello pronto a Santeramo. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Non lo abbiamo fotografato, ma ci piace riportare anche l’incontro con il simpatico fornaio Leonardo , che fece il militare a Roma e poi tornò a Santeramo per aprire un forno in Via Iacoviello (Il buon pane di vita). Con orgoglio ci racconta che nel suo lavoro rispetta le tecniche tradizionali, utilizzando solo lievito madre e grani locali. Ci fa assaggiare dei gustosi panzerotti di verdura.

Un’altra giornata di cammino è trascorsa. Oggi abbiamo percorso circa 27 chilometri.

Per approfondire:

Muretti a secco nel Salento

[Maria Teresa Natale]

Tutte le tappe del Cammino Materano

 

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