Cammino Materano: da Gravina in Puglia a Matera passando per Picciano

28-29 luglio 2018. Sesta e settima tappa del Cammino Materano da Gravina in Puglia a Matera lungo la Via Peuceta. Raccontiamo in un unico post il cammino che in un giorno e mezzo ci ha portati a raggiungere la nostra meta.

La temperatura è salita di almeno quattro gradi e gli ultimi due giorni sono stati piuttosto faticosi, anche se ugualmente interessanti e anche un po’ avventurosi.

Puntuali come orologi, alle 7,30 lasciamo Gravina in Puglia, riattraversiamo il ponte-acquedotto, dal pianoro della Madonna della Stella godiamo nuovamente del panorama su Gravina inondata dal sole e prendiamo a sinistra lungo una strada asfaltata fiancheggiata da antiche tombe e resti di altre strutture archeologiche. L’itinerario ufficiale prevedeva di proseguire diritto lungo un’antica strada a ciottoli che conduce a Botromagno, ma per avvantaggiarci parte del pomeriggio di ieri lo abbiamo dedicato a un’esplorazione in quella direzione.

Gravina in Puglia, ponte-acquedotto. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Gravina in Puglia, ponte-acquedotto. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Gravina in Puglia, cava di calcarenite. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Gravina in Puglia, cava di calcarenite. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Dopo un’oretta di cammino, guadagniamo un sentiero che costeggia alberi da frutta e campi a graminacee.

In cammino oltre Gravina in Puglia. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
In cammino oltre Gravina in Puglia. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Raggiungiamo il Bosco Difesa Grande (SIC, Sito di importanza comunitaria). Nell’esaminare meglio la traccia ci rendiamo conto che l’itinerario proseguirebbe lungo la strada asfaltata che lo taglia in due. Guardiamo con molta attenzione la mappa sul nostro lettore GPS, individuiamo un itinerario e decidiamo di tagliare per il bosco e approfittare dell’ombra. All’inizio nessun problema, ci sono diversi cartelli che indicano percorsi in direzione di masserie e jazzi, segno che il bosco è frequentato.

In cammino nel Bosco Difesa Grande. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
In cammino nel Bosco Difesa Grande. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Man mano che proseguiamo ci rendiamo conto che del bosco, “polmone verde” della Puglia, ben poco è rimasto. A perdita d”occhio, il nostro orizzonte è costellato di silhouette di  tronchi d’albero abbrustoliti e arbusti neri come la pece che si nascondono in mezzo alla neonata vegetazione spontanea, secca nella stagione estiva. Andiamo avanti e il panorama non cambia: una vera e propria devastazione. Leggeremo dopo che nel 2012 e nel 2017 sono stati appiccati fuochi dolosi (i responsabili naturalmente non sono stati inviduati). Come sempre, non si tratta di stupido vandalismo, ma di premeditate azioni criminose per distruggere preziosi patrimoni forestali e naturalistici al fine di guadagnare nuove aree da destinare a pascolo.

Scheletri del Bosco Difesa Grande. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Scheletri del Bosco Difesa Grande. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

A un certo punto un albero secco, forse abbattutosi al suolo in occasione di un temporale, ci sbarra il sentiero. Lo oltrepassiamo ma al di là, dopo pochi metri, il sentiero si perde e per proseguire mantenendo la direzione ci affidiamo al GPS. E’ ancora presto, anziché tornare sui nostri passi al punto di partenza, decidiamo comunque di andare avanti. Ci rendiamo conto che se riusciamo a costeggiare una fila di scheletri di pini in breve possiamo riguadagnare un sentiero più ampio, senz’altro percorribile. Mancano ancora quattro-cinquecento metri ma ci mettiamo un bel po’ di tempo aprendoci la strada con le bacchette e cercando di limitare graffi e spine. Ce la caviamo con i pantaloni anneriti dalla fuliggine.

All'uscita di ciò che resta del Bosco Difesa Grande. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
All’uscita di ciò che resta del Bosco Difesa Grande. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Riusciamo a uscire dalla foresta, soddisfatti per essere riusciti a orientarci, ma amareggiati per la morte del bosco.

Dopo un breve riposo ci prepariamo per l’ultimo sforzo. Ritroviamo i segni del Cammino Materano e imbocchiamo una carrareccia scoperta fiancheggiata da campi arati a perdita d’occhio. La nostra meta è il Santuario di Picciano, su una collina all’orizzonte. Sono le 14,30 e il sole picchia, anche se nuvole sempre più dense promettono un acquazzone repentino.

Verso il Santuario di Picciano. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Verso il Santuario di Picciano. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Soffriamo per il caldo e la stanchezza. Il paesaggio è lunare, disegnato dalle geometrie dei campi arati e dalle traiettorie dei trattori. Per la prima volta dall’inizio del viaggio iniziamo a essere preoccupati per l’acqua, mancando ancora cinque chilometri all’arrivo. Tutte le masserie che incontriamo sono chiuse e temporaneamente disabitate non essendo periodo di semina o raccolto.

Campi arati nei pressi di Picciano. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Campi arati nei pressi di Picciano. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Il cielo si copre e già questo è un sollievo, improvvisamente il miraggio: in lontananza una fila di una trentina di casette accanto a un campo solare.  Siamo in un piccolo centro abitato e non ci vergogniamo di suonare il campanello della prima casa che raggiungiamo. Ci offrono subito dell’acqua e ci invitano a entrare per rinfrescarci nella fontana del giardino. Stavano festeggiando un compleanno e così ci offrono anche un pezzo di torta. Scopriamo di essere arrivati nel borghetto rurale Picciano B (perché denominare una frazione con una lettera dell’alfabeto?), costruito negli anni Cinquanta con il piano UNRRA CASAS (United Nations Relief and Rehabilitation Administration),  per l’assistenza economica e civile alle popolazioni danneggiate dalla guerra.

Scoppia un rinfrescante temporale estivo e i nostri benefattori si offrono di accompagnarci in auto fino al santuario presso il quale è attivo un austero servizio di foresteria per i pellegrini. Gli siamo grati per averci risparmiato gli ultimi quattro chilometri di salita.

Santuario della Madonna di Picciano. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Santuario della Madonna di Picciano. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Il Santuario della Madonna di Picciano sorge a circa 440 metri sul livello del mare su un’altura circondata da un bosco. Fin dal Medioevo in questo luogo si erano installati i Templari che proteggevano i pellegrini diretti a Bari. La chiesetta romanica venne rimaneggiata più volte, come attesta il vecchio portale d’accesso che si conserva dietro l’altare e l’interno settecentesco. Ogni giorno i sei monaci e le due suore che vivono al Santuario, seguendo la regola benedettina, pregano nella chiesetta a diverse ore del giorno, intonando i salmi del salterio nelle ore canoniche.

La tradizione narra che la Madonna di Picciano apparve su una quercia a dei pastori abruzzesi in transumanza nel Materano e che l’effigie della Madonna dell’Annunziata che alza le mani in moto di sorpresa, oggi visibile dietro l’altare, fosse stata qui condotta da una donna che l’aveva portata via dalla Chiesa di Santa Maria del Soccorso a Picciano in Abruzzo.

Interno della Chiesa della Madonna di Picciano. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Interno della Chiesa della Madonna di Picciano. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

In una saletta adiacente, una raccolta di fotografie storiche documenta la devozione verso la Madonna di Picciano, la cui statua viene portata ogni anno in processione il 25 marzo e nelle domeniche di maggio con grande afflusso di pellegrini e di visitatori.

La processione della Madonna di Picciano in una foto storica. Foto: Archivio Santuario di Picciano.
La processione della Madonna di Picciano in una foto storica. Foto: Archivio Santuario di Picciano.

Nel piazzale del santuario una coppia si fa benedire la Lambretta da un monaco.

Benedizione della Lambretta. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Benedizione della Lambretta. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Ed eccoci finalmente all’ultima tappa. All’alternativa di quasi trenta chilometri che costeggia la Riserva naturale di San Giuliano prediligiamo una tappa più breve, senz’altro meno bella, ma che ci consente di arrivare a Matera per l’ora di pranzo.

Da Picciano a Matera. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Da Picciano a Matera. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Dopo la discesa della collina con il Santuario si cammina per qualche chilometro lungo un tratto pianeggiante piuttosto scoperto per poi raggiungere il quartiere industriale di Matera, le cui vie sono intitolate a imprenditori famosi. Inizia poi un lungo e faticoso tratto in salita. Si costeggiano prima quartieri recenti privi di personalità, poi si passa per Spina Bianca, rione del risanamento, con la statua di De Gasperi. Al termine della salita, ci affacciamo nella chiesetta dell’Annunziatella, oggi inglobata nella città ma un tempo frequentata dai materani devoti alla Madonna di Picciano che non avevano la possibilità di raggiungere il santuario.

Matera, Chiesa dell'Annunziatella. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Matera, Chiesa dell’Annunziatella. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Sull’altare infatti campeggia un’effigie della Madonna dell’Annunziata.

Matera, Chiesa dell'Annunziatella, dipinto della Madonna dell'Annunziata. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
Matera, Chiesa dell’Annunziatella, dipinto della Madonna dell’Annunziata. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

Ed ecco finalmente i Sassi. Ce l’abbiamo fatta. Dopo sei giorni e mezzo di cammino, in sette tappe, siamo riusciti a raggiungere Matera. Ci godiamo a lungo il panorama dalla terrazza di piazza Vittorio Emanuele II ripensando a questa bellissima esperienza mentre un musicista si diletta sul pianoforte messo a disposizione dei passanti.

I Sassi di Matera. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND
I Sassi di Matera. Foto: Archivio Associazione culturale GoTellGo. CC BY NC ND

[Maria Teresa Natale]

Tutte le tappe del Cammino Materano

 

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