Il cammino dello Sbarco in Normandia, tappe 7-8: Isigny-sur-Mer, Saint-Mère-Eglise, Utah Beach

In quest’ultimo post raccontiamo gli ultimi due giorni del cammino che ci ha portato a ripercorrere i luoghi dello Sbarco in Normandia e che si conclude con la visita di Saint-Mère-Eglise e Utah Beach.

Dopo la precedente tappa, lunghissima, abbiamo bisogno di un po’ di riposo e decidiamo di fermarci per esplorare i dintorni di Isigny-sur-Mer in bicicletta: affittiamo i nostri mezzi presso l’ufficio del turismo di fronte all’Hotel de France. Un’addetta gentilissima ci propone un itinerario interessante. Ci mettiamo subito in moto, non senza prima aver acquistato un po’ di frutta nel simpatico mercatino di piazza, dove si vendono anche grossi materassi in super offerta.

Mercato contadino di Isigny-sur-Mer [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Mercato contadino di Isigny-sur-Mer [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
All’uscita di Isigny-sur-Mer costeggiamo un grandissimo stabilimento caseario.

Tutta la regione sino al XVI secolo è stata caratterizzata dalla presenza di una grande palude. Poi, il mare ha iniziato a ritirarsi lasciando dietro di sé un ricco suolo argilloso sfruttato a pascolo dagli allevatori che nei secoli sono divenuti famosi per la produzione di prodotti caseari d’eccezione, dal latte al burro, dalle creme ai formaggi di qualità, come il Camembert, il Pont l’Evèque, la Mimolette.

Industria casearia a Isigny-sur-Mer [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Industria casearia a Isigny-sur-Mer [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Abbandoniamo la strada dipartimentale e percorriamo tranquille strade di campagna fino a raggiungere le batterie di Maisy, costruite dalla Wehrmacht con l’ausilio di prigionieri russi, cecoslovacchi e polacchi.

Batteria di Maisy [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Batteria di Maisy [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Questo complesso nell’entroterra di Grandcamp-Maisy (dove eravamo passati a piedi) era responsabile della difesa della costa tra le batterie di Longues-sur-Mer verso Omaha Beach e St Marcouf verso Utah Beach. Una famiglia inglese ha acquistato tutto il terreno sul quale si sviluppano più di tre chilometri di tunnel, trincee, grandi piattaforme d’artiglieria, casematte, alloggi dei soldati e depositi di munizioni.

Batteria di Maisy [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Batteria di Maisy [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
I grossi cannoni che si conservano lungo il percorso spararono l’ultima volta il 9 giugno del 1944 durante una battaglia durata più di cinque ore.

Batteria di Maisy [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Batteria di Maisy [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Qui abbiamo anche l’occasione di vedere da vicino una Higgins Boat, meglio nota come LCVP (Landind Craft Vehicle Personnel), il ben noto mezzo da sbarco di truppe, veicoli e salmerie. Solo in Normandia ne vennero utilizzate più di mille. A fondo piatto di legno con rampa da sbarco in acciaio, queste imbarcazioni che potevano trasportare sino a 36 soldati si arenavano sulla spiaggia il tempo necessario al trasbordo per poi tornare verso le navi d’appoggio per un nuovo carico.

Higgins Boat presso la Batteria di Maisy [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Higgins Boat presso la Batteria di Maisy [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Vorremmo visitare anche il non lontano cimitero tedesco di La Cambe con più di 20.000 tombe, ma il tempo è galeotto e non possiamo posticipare il rientro a Isigny-sur-Mer. In serata infatti dormiremo nel Cotentin, a Saint Mère Eglise, ma, trattandosi di un altro dipartimento, il trasporto è complicato. In taxi (27 euro) raggiungiamo la cittadina di Carentan, a una quindicina di chilometri, e da lì con un pullman pubblico della compagnia Maneo (2,30 euro a biglietto) in una ventina di minuti giungiamo a destinazione.

Scendiamo nel piazzale della famosa chiesa di Notre-Dame de l’Assomption. Lo sguardo va subito a Big Jim, il manichino del paracadutista americano John Steele che nella notte del 6 giugno rimase impigliato nel campanile, riuscendo in tal modo a salvarsi, come raccontato nel Giorno più lungo di Cornelius Ryan cui fece seguito l’omonimo film del 1962, interpretato da un cast d’eccezione.

Manichino di paracadutista sul campanile della chiesa di Sainte-Mère-Eglise [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Manichino di paracadutista sul campanile della chiesa di Sainte-Mère-Eglise [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
All’interno della chiesa catturano la nostra attenzione due vetrate dal soggetto inconsueto ispirate allo Sbarco: la prima raffigura la Vergine circondata da aerei e paracadutisti, la seconda rappresenta San Michele, patrono dei paracadutisti, che imbraccia una spada, circondato dalla croce di Lorena, dalla colomba della pace, dallo stemma dell’82 divisione aerotrasportata Airborne e dal blasone di Saint-Mère-Eglise.

Vetrata con la Vergine nella chiesa di Notre-Dame de l’Assomption a Saint-Mère-Eglise [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Vetrata con la Vergine nella chiesa di Notre-Dame de l’Assomption a Saint-Mère-Eglise [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Vetrata con San Michele nella chiesa di Notre-Dame de l’Assomption a Saint-Mère-Eglise [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Vetrata con San Michele nella chiesa di Notre-Dame de l’Assomption a Saint-Mère-Eglise [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Su una delle pareti della chiesa, chi passa può attaccare la propria colomba della pace.

Colombe della pace nella chiesa di Notre-Dame de l’Assomption a Saint-Mère-Eglise [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Colombe della pace nella chiesa di Notre-Dame de l’Assomption a Saint-Mère-Eglise [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Depositati gli zaini in una bellissima casa a ottocento metri dal centro, torniamo indietro e ceniamo alla crêperie Cauquigny, l’unica aperta in tutto il paese. La proprietaria ci dice che qui il personale lavora rigorosamente 35 ore e per questo ci sono pochi servizi aperti anche in piena stagione turistica. Anche qui un’intera parete è destinata alle firme dei veterani in visita nel Cotentin.

Firme dei veterani in un ristorantino di Saint-Mère-Eglise [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Firme dei veterani in un ristorantino di Saint-Mère-Eglise [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Facciamo quattro chiacchiere con i nostri vicini di tavolo, due parigini, lui un po’ su di peso, gourmet doc, al quale si illuminano gli occhi ad ogni portata, lei appassionata di giardini. Stanno visitando i giardini privati del Cotentin e sono entusiasti di questa loro esperienza. Ci si apre un mondo che non conoscevamo.

Dedichiamo l’ultima giornata del nostro viaggio alla visita di Utah Beach, a circa 15 chilometri di distanza da Saint-Mère-Eglise. Vorremmo noleggiare una bicicletta, ma purtroppo solo il campeggio offre il servizio e le poche bici disponibili sono già tutte prese.

Abbiamo già fatto tanti chilometri a piedi che certo non ci spaventiamo per un’ultima tappa per di più senza zaini in spalla. Purtroppo, a parte il primo tratto nel bosco, la maggior parte del percorso è su stradine asfaltate. Costeggiamo grandi fattorie, distese di praterie con mucche al pascolo, allevamenti di cavalli.

Praterie nei dintorni di Utah Beach [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Praterie nei dintorni di Utah Beach [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Praterie nei dintorni di Utah Beach [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Praterie nei dintorni di Utah Beach [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Ecco finalmente Utah Beach, osserviamo l’esteso arenile dai piccoli bunker in cima alla duna.

Bunker tedeschi a Utah Beach [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Bunker tedeschi a Utah Beach [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Di fronte a noi si stagliano lunghe e strette piattaforme di legno che si allungano nel mare. Si tratta di uno dei grandi allevamenti di ostriche della zona. I molluschi sono conservati all’interno di retine bagnate dalla risacca.

Allevamenti di ostriche a Utah Beach [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Allevamenti di ostriche a Utah Beach [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Due giovanotti escono da un’automobile parcheggiata in riva al mare e iniziano il faticosissimo lavoro di rivoltare le sacche per favorire la circolazione dell’acqua e garantire la salute delle ostriche.

Allevamenti di ostriche a Utah Beach [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Allevamenti di ostriche a Utah Beach [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Al momento opportuno, le ostriche saranno sottoposte al calibrage, lo smistamento in base alla dimensione per poi essere distribuite nei mercati o attraverso dispenser automatici.

Dispenser di ostriche e cozze a Saint-Mère-Eglise [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Dispenser di ostriche e cozze a Saint-Mère-Eglise [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
La marea è bassa e ci facciamo una bella passeggiata lungo la spiaggia, la più occidentale dei cinque arenili protagonisti dello Sbarco. All’inizio l’operazione Neptune si limitava alle quattro spiagge più orientali, fu il generale Eisenhower ad aggiungere Utah Beach, ritenendo indispensabile garantirsi una testa di ponte nella penisola del Cotentin per aprirsi con più facilità la via verso il porto di Cherbourg. All’operazione, avviata nella notte tra il 5 e il 6 giugno, parteciparono migliaia di soldati, 800 aerei, più di 500 alianti e numerosi paracadutisti della celebre Divisione aviotrasportata Airborne. Nonostante le alte perdite, gli americani riuscirono a sbarcare alla fine della giornata più di 23.000 uomini e 17.000 veicoli, impegnati nei giorni successivi a guadagnare metro dopo metro porzioni di territorio paludoso che i tedeschi avevano allagato per rallentare l’avanzata alleata.

Approfondiamo la visita dello sbarco a Utah Beach visitando l’interessante Museo dello Sbarco che affaccia sulla spiaggia.

Il Museo delle Sbarco a Utah Beach [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Il Museo delle Sbarco a Utah Beach [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
La giornata è stata molto intensa, a metà pomeriggio torniamo sui nostri passi verso Saint-Mère-Eglise. Ci riposiamo un po’ presso un’isolata chiesetta, non aspettandoci di trovare anche lì cimeli di guerra.

Chiesa di Audouville-la-Hubert [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Chiesa di Audouville-la-Hubert [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
A cinque chilometri dal paese, stravolti dal sole e dalla stanchezza, ci carica una famiglia di belgi su una due cavalli d’epoca.

Concludiamo la giornata con la visita della biscotteria di Sainte-Mère-Eglise che offre un’ampia scelta di leccornie molto burrose.

La biscotteria di Sainte-Mère-Eglise [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
La biscotteria di Sainte-Mère-Eglise [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Tutta l’economia della cittadina si basa sul marketing dello sbarco, dai tradizionali gadget, alle personalizzazioni del packaging dei cibi, alle etichette delle birre locali.

Birra artigianale di Sainte-Mère-Eglise [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Birra artigianale di Sainte-Mère-Eglise [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC ND]
Il nostro cammino termina qui. Il giorno dopo riprenderemo il bus Maneo per Carentan (il lunedì si tiene un importante mercato nella piazza principale) e poi il treno per Parigi Saint-Lazare che arriva da Cherbourg.

Siamo più che soddisfatti del nostro cammino nella storia che ci ha portato sulle tracce di Guglielmo il Conquistatore e delle migliaia di protagonisti che hanno partecipato a una delle battaglie più cruente del XX secolo. Il Calvados e il Cotentin sono oggi luoghi della memoria poco abitati e selvaggi, frequentati da turisti, amanti della storia, famiglie di veterani, ma anche territori costellati di belle spiagge, borghi marinari e ridenti campagne, abitati da gente rude ma ospitale.

 [Maria Teresa Natale, travel designer]

Tappe percorse il 27 e 28 luglio 2019.
Totale km percorsi a piedi e in bicicletta: circa 45

Il diario di viaggio completo del Cammino dello sbarco in Normandia

Tappa 1: da Merville a Ouistreham
(Totale km percorsi: 15,80)

Tappa 2: da Ouistreham a Courseulles-sur-Mer
Totale km percorsi: 22,70

Tappa 3: da Courseulles-sur-Mer ad Arromanches-les-Bains
Totale km percorsi: 15,40

Tappa 4: da Arromanches-les-Bains a Port-en-Bessin-Huppain
Totale km percorsi: 13,14

Tappa 5: da Port-en-Bessin a Vierville-sur-Mer
Totale km percorsi: 15,20

Tappa 6: da Vierville-sur-Mer a Isigny-sur-Mer
Totale km percorsi: circa 29

Tappe 7-8: Isigny-sur-Mer, Saint-Mère-Eglise, Utah Beach
Totale km percorsi a piedi e in bicicletta: circa 45

Note per i camminatori che intendono percorrere il cammino dello Sbarco in Normandia

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