Impressioni di un sabato pomeriggio al Quadraro

di Maria Teresa Natale

E’ il primo pomeriggio, fa caldo, ma non troppo, quel giusto che consente di fare una passeggiata alla scoperta di un quartiere periferico della capitale: il Quadraro. E’ un sabato, le strade sono tranquille e poco trafficate.

Siamo nel V Municipio (ex VI). L’insediamento storico del Quadraro risale agli inizi del Novecento. Una lottizazzione intelligente aveva previsto uno sviluppo urbanistico basato su villini di due tre piani.

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Un’imponente croce di ferro lavorato sovrasta largo dei Quintili. Ai lati due scalette scendono in via dei Lentuli. Al centro delle scale, sulla parete, una lastra di marmo, con il simbolo dell’Italia e tredici nomi scolpiti sotto la scritta “A chi romanamente cadde 1915-1918”: è un vero e proprio monumento ai caduti per rendere gloria ai soldati del Quadraro periti durante la Grande Guerra.

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Prima della Seconda Guerra modiale, il quartiere visse un periodo di sviluppo: c’erano due cinema, l’ufficio postale, la casa del fascio (in via degli Juvenci 6), un istituto per i ciechi. Numerose poi erano le trattorie frequentate da cast e maestranze della vicina Cinecittà .

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Nido di Vespe

Medaglia d’oro al Merito civile

«Centro dei più attivi e organizzati dell’antifascismo, il quartiere Quadraro fu teatro del più feroce rastrellamento da parte delle truppe naziste. L’operazione, scattata all’alba del 17 aprile 1944 e diretta personalmente dal maggiore Kappler, si concluse con la deportazione in Germania di circa un migliaio di uomini, tra i 18 e i 60 anni, costretti a lavorare nelle fabbriche in condizioni disumane. Molti di essi vennero uccisi nei campi di sterminio, altri, fuggiti per unirsi alle formazioni partigiane, caddero in combattimento. Fulgida testimonianza di resistenza all’oppressore ed ammirevole esempio di coraggio, di solidarietà  e di amor patrio.»

 

Nido di vespe

 

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Va detto che durante la guerra, a causa dei numerosi bombardamenti alleati sui quartieri limitrofi, sui Castelli Romani e sulle cittadine dell’Italia centrale, tutta l’area del Quadraro attirò intere famiglie di sfollati . La conseguenza fu la nascita di casette più o meno piccole, realizzate con mezzi di fortuna, che andarono a occupare spazi verdi e lotti fino allora inedificati e contibuendo a dare al quartiere quell’aspetto di “borgata” non dissimile da quello di molti altri luoghi della città , fenomeno che durerà  almeno almeno fino ai primi anni Settanta.

Onorificenze

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I muri del Quadraro parlano e raccontano di un quartiere vivo e di una cittadinanza fiera e automista.

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http://www.asromaultras.org/fedaynrosso_e_giallo.html

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Street art – MURO

Fondato nel 2010 dall’artista David “Diavù” Vecchiato il Museo di Urban Art di Roma (MURo)  il museo di Urban Art della città  di Roma.
E’ il primo progetto di museo completamente integrato nel tessuto sociale, come la forma d’arte che segue, promuove e produce: la Street Art.
Il MURO è un progetto site-specific, ovvero ideato per far relazionare gli artisti con la conformazione e la storia dei luoghi di convivenza sociale dove realizzano le proprie opere.
Il MURo è un progetto community-specific, ovvero mira a percepire e rispettare lo “spirito dei luoghi” in cui interviene ed è condiviso coi cittadini, si confronta con le loro idee e le loro storie (soprattutto con coloro che vivono o frequentano le aree interessate dalle opere).
La collezione di opere di Street Art, principalmente murales, appartiene alla comunità ed attualmente comprende 17 lavori realizzati da importanti firme dell’Arte Contemporanea di tutto il mondo.

Il MURo – Museo di Urban Art di Roma è un progetto di museo a cielo aperto, pubblico e gratuito, che nasce dunque “dal basso”, ovvero non è imposto ai cittadini e al territorio da amministrazioni, curatori, finanziatori, sponsor o altri fattori esterni.
Le opere vengono proposte e discusse coi rappresentanti dei comitati di quartiere e coi cittadini stessi, attraverso social networks e incontri pubblici.
Il lavoro di realizzazione è poi curato dallo staff del MURo, diretto dall’ideatore del progetto David “Diavù” Vecchiato ed amministrato dall’art agency Mondopop.

COSA:
L’idea alla base del MURo è trasformare alcune aree della città  di Roma in percorsi di un museo a cielo aperto dove l’Arte Contemporanea abbia la possibilità  di interagire quotidianamente coi cittadini, così come avviene nelle strade delle città  di tutto il mondo grazie alle opere spontanee di Street Art.
Gli interventi artistici sono però in questo caso suggeriti e guidati da una curatela che mira a rapportarsi coi cittadini che vivono e frequentano quegli spazi, oltre che con la storia degli spazi stessi e con gli artisti, con l’intento di realizzare opere che siano davvero volute, condivise ed apprezzate, e che disegnino un nuovo strato culturale nel panorama urbano, capace di rispettare e divulgare le memorie, le caratteristiche e l’identità  stessa del territorio che lo ospita.

Stimolare un Rinascimento dell’Arte Pubblica Contemporanea è uno degli obiettivi del MURo.

DOVE:
Il MURo vede la luce nel 2010 grazie ai primi murales realizzati da Diavù nell’area storica del quartiere Quadraro, all’incrocio tra il V e il VII Municipio del Comune di Roma, e ha attualmente opere visitabili anche nei quartieri Ville Alessandrine e Torpignattara.
In attesa di offrire anche una piattaforma stabile ai propri visitatori il MURo

E’ per ora un museo all’aperto, una collezione di opere di artisti di tutto il mondo realizzate per i cittadini nelle strade e in altri spazi, privati e pubblici del Comune di Roma.
Vai a MAP o a MAPAZINE per scoprire dove sono i murales e i percorsi suggeriti per visitarli.

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Scuole

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Multicultura

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Attenzione al quartiere

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Botteghe d’artista: un tuffo nel Novecento

Presente al Quadraro dal 1947, e tra battute, risate e note musicali in sottofondo si è lasciato rifare il taglio.

http://pigneto.romatoday.it/quadraro/gino-barbiere-quadraro.html

http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/07/04/news/il_barbiere_del_quadraro_rischia_di_chiudere_cos_tagliavo_i_capelli_anche_a_sordi_e_tot-90638545/

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Ma il Quadraro ci riserva anche un’altra sorpresa. Al n.. 119 di via dei Quintili c’è la bottega d’arte di Roberta Sanges, arredatrice d’interni e artista. Il muro esterno della bottega è un’opera d’arte: foto, frasi, disegni invitano alla lettura e alla riflessione.

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Un toponimo legato al Quadraro sin dal Medioevo è Monte del Grano, derivante da un mausoleo a forma di moggio di grano rovesciato, nascosto sotto una collinetta di ulivi nel parco pubblico di piazza dei Tribuni. Vi si accede da un portale marmoreo non originale che conduce in lungo corridoio con volta a botta sfociante nella camera sepolcrale circolare con volta a cupola. Una coppia di lucernari ne assicurava l’areazione e l’illuminazione. L’umanista Francesco Vacca racconta che nel 1500 venne asportato da qui il sarcofago marmoreo con coperchio a forma di letto su cui sono semidistesi due personaggi, identificati dagli studiosi come l’imperatore Alessandro Severo (222-235 d.C.) e sua madre Giulia Mamea. Il sarcofago è oggi conservato presso i Musei Capitolini.

L’areazione e l’illuminazione del sepolcro erano garantite da due lucernari obliqui Nel medioevo il mausoleo rimase compreso in una vasta tenuta, chiamata Casale delle Forme per la vicinanza agli acquedotti (Formae nel latino medioevale). Un’iscrizione, ora perduta, ricordava la costruzione sul monte, nel 1505, di una torre che rovinò nel gennaio del 1900 in seguito ad una bufera di vento.

I personaggi raffigurati sul sarcofago, ivi rinvenuto secondo l’umanista cinquecentesco Flaminio Vacca ed ora ai Musei Capitolini, sono stati identificati con l’imperatore Alessandro Severo e di sua madre Giulia Mamea.

Il mausoleo viene quindi datato all’epoca di questo imperatore (222-235 d.C.). Il rinvenimento di bolli laterizi nelle murature della cella e del corridoio fanno anticipare però alla metà  del Il secolo la costruzione del sepolcro.

Piranesi nel XVIII sec. disegnò una pianta e una sezione del mausoleo evidenziando un corridoio anulare collegato ad altri due corridoi di accesso e una scala che doveva condurre ad una stanza sotterranea. Saggi di scavo effettuati dalla X Ripartizione nel 1991 non hanno confermato tale ipotesi.

Non è chiaro quale fosse l’aspetto esterno del sepolcro. Esso doveva essere sicuramente delimitato da un tamburo circolare costituito da blocchi di travertino di cui un filare è venuto alla luce durante scavi per la sistemazione del parco di Monte del Grano.

Il tamburo probabilmente sosteneva un tumulo troncoconico, ricoperto forse da vegetazione, secondo una consuetudine di derivazione ellenistica, il cui esempio più noto è il mausoleo di Augusto.

 

Bibliografia

http://www.artapartofculture.net/2012/03/06/nuova-gestione-al-quadraro-uno-sguardo-contemporaneo-lintervista/

http://web.mclink.it/MD1878/quadraro/Notizie/sociologia.htm

http://www.ilquadraro.it/storie.html

http://web.mclink.it/MD1878/quadraro/parliamodi/conoscequadr.htm

 

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