audio Infarinatura di barocco romano passeggiando a Piazza Navona

in questo periodo di confinamento sociale, ho pensato di proporvi una passeggiata digitale in piazza Navona a Roma pensata come un’unità didattica di approfondimento sul barocco romano a sussidio e integrazione alla programmazione scolastica.

Con l’aiuto di immagini, filmati, brani letterari, cartografia storica cercheremo di ricostruire idealmente il contesto sociale, culturale e urbanistico nel quale prese forma uno dei luoghi simbolo della Roma barocca.

Oggi in piazza Navona l’atmosfera è irreale, senza abitanti e senza turisti, silenziosa e spopolata con l’erba che fa capolino tra i  sampietrini. Per vedere come appare in questi tempi di emergenza sanitaria consiglio la visione,  se avete tempo e se non vi è già capitato sottomano, dell’oramai popolare video del ragazzo che suona da un terrazzino affacciato sulla piazza.

Il giovane chitarrista si chiama Jacopo Mastrangelo mentre il brano è il celebre Debora’s Theme tratto dalla colonna sonora del film C’era una volta in America composta da Ennio Morricone. Ascoltiamo una clip (durata: 40 secondi).

Per gli amanti del cinema, una curiosità: il punto di vista sulla piazza è lo stesso del film Ieri, oggi, domani (1963) di Vittorio De Sica, ma anche qui c’è qualcosa di diverso: è piena di automobili!

Una scena del film "Ieri, oggi, domani" di Vittorio De Sica (1963). In primo piano l'attrice Sofia Loren.
Una scena del film “Ieri, oggi, domani” di Vittorio De Sica (1963). In primo piano l’attrice Sofia Loren.

La forma singolare della piazza è dovuta al sottostante stadio di Domiziano (I secolo d.C.) da cui deriva anche il nome, per corruzione (agone > nagone > nagona > navona), in riferimento ai > giochi agonali che vi si svolgevano.

Lo Stadio di Domiziano nel plastico realizzato da Italo Gismondi nel 1933-1955
Lo Stadio di Domiziano nel plastico realizzato da Italo Gismondi nel 1933-1955
L'area di piazza Navona [Fonte: Google Maps]
L’area di piazza Navona [Fonte: Google Maps]

Tornando al tema principale della nostra  “passeggiata” iniziamo calandoci in tutt’altra atmosfera, quella barocca.

Come si presentava Roma nel Seicento?  Come si viveva all’epoca? Chi avremmo incontrato proprio a piazza Navona?

Una risposta a queste domande possiamo trovarla in un brano tratto da La vita quotidiana a Roma ai tempo di Gian Lorenzo Bernini di Almo Paita (Milano: Rizzoli, 1998). Prova ad ascoltarlo o a leggerlo ad alta voce cercando di immergerti nell’atmosfera del tempo, quando Roma era diventata un cantiere a cielo aperto e un grande teatro (Voce: Vanna Locatelli).

Agli inizi del Seicento Roma era un grande cantiere, destinato a rimanere tale per buona parte del secolo. Ma accanto alle numerose chiese, che venivano erette nel fitto reticolo delle strade di Roma, sorgevano sfarzosi palazzi, splendide ville, meravigliose fontane.

Le chiese, adorne di marmi e splendenti di ori, offrivano ai fedeli, inebriati dai riti solenni, l’immagine concreta del regno dei cieli. Le volte dei templi sembravano aprirsi, creando fantasiosi scenari gremiti di angeli e di santi, che fluttuavano negli spazi celesti, con gli ampi panneggi gonfiati da un vento invisibile. Grandi architetti come Borromini, Bernini, ma anche Pietro da Cortona, davano alla città un volto nuovo. Il primo traduceva le sue inquietudini nelle mosse e vibranti geometrie delle sue chiese e dei suoi palazzi, spingendo verso il cielo le guglie dei suoi campanili, che sembravano avvitarsi nell’aria. Gian Lorenzo Bernini, scultore e architetto, imponeva la sua dittatura artistica, che durò per buona parte del secolo. Le piazze si animavano delle sue fontane, le chiese e le ville si popolavano delle sue statue.

Roma si era trasformata in un grande teatro che aveva per preziosi fondali proprio le facciate delle sue nuove chiese, l’imponenza dei suoi palazzi, lo splendore delle sue ville. La città era perennemente percorsa da processioni e cortei, da pittoreschi «ingressi» di ambasciatori e da «prese di possesso» papali, da funerali fastosi e da cupi cortei di flagellanti. Nelle sue piazze si svolgevano rappresentazioni mitologiche e cavalleresche, spettacoli sacri e macabre esecuzioni. Tutto a Roma diventava spettacolo: i riti solenni nelle chiese barocche, le canonizzazioni e i processi agli eretici; le esecuzioni a Ponte S.Angelo e i bagliori sinistri a Campo de’ Fiori.

Ma cosa accadeva dei quartieri più popolari?

Dietro i lucenti fondali di questo perenne spettacolo, una plebe affamata e cenciosa si agitava nei vicoli sporchi e angusti della città alla ricerca del pane.  La città abitata occupava circa un terzo della vasta area compresa all’interno delle Mura Aureliane. La grandissima maggioranza dei romani viveva stipata nelle maleodoranti dimore della città vecchia, ammassata sulle rive del Tevere e in particolare nell’ansa del fiume, tra piazza del Popolo, il Campidoglio e l’Isola Tiberina. Qui la densità della popolazione era molto elevata ed era costituita in gran parte da una plebe affamata e servile, chiassosa e indolente che le autorità tenevano faticosamente a bada con generose elargizioni e con una giustizia a volte dura e spietata.

Nei rioni affollati del centro, le case si addossavano le une alle altre, appena divise da vicoli tortuosi e angusti, resi ancora più impraticabili da balconi, scale, portici, botteghe. Sfarzosi palazzi e modeste dimore, chiese e conventi convivevano nella fitta trama della città vecchia; fienili e catapecchie si ergevano a ridosso delle piazze famose. Le condizioni igieniche della città erano perennemente a rischio. Le strade erano in parte prive di selciato, soggette quindi a un fastidioso avvicendarsi di fango e polvere. Cumuli di rifiuti si aggiungevano spesso agli inconvenienti dovuti al variare delle stagioni, rendendole impraticabili. Le piazze non stavano meglio e non si salvavano nemmeno quelle famose come piazza Farnese, Campo de’ Fiori, Piazza Navona. Una ressa costante di gente, di muli, carretti, facchini piegati sotto carichi voluminosi e ingombranti e poi carrozze e lettighe che si facevano largo a fatica. 

Ma prima di proseguire è necessaria una breve infarinatura sul barocco.

APPROFONDISCI…

Cosa intendiamo per barocco? Lo possiamo riassumere così:

  • Il barocco è un movimento artistico-culturale che nasce a Roma nel Seicento e prosegue sino ai primi decenni del Settecento. Investe l’architettura, le arti figurative, il teatro, la letteratura, la musica, la filosofia.
  • Da cosa deriva la parola “barocco”? Le ipotesi sono diverse, c’è chi ritiene che  derivi dal francese “baroque”, che significa “bizzarro” e chi dal portoghese “barroco”, una perla dalla forma irregolare (guarda).
  • Il barocco nacque negli anni della Controriforma, quando la Chiesa cattolica reagì alle spinte riformatrici dei protestanti riaffermando con forza i propri dogmi dopo il Concilio di Trento. In tutte le arti si perseguirà l’esaltazione di Dio, della Vergine, dei Santi e il linguaggio figurativo sarà lo strumento più adeguato per “spiegare” la dottrina cristiana anche agli analfabeti.
  • Il Seicento è il secolo delle monarchie assolute in Europa. Il loro potere si esprime in arte attraverso lo sfarzo e la teatralità. A Roma il monarca è il papa.
  • In architettura il barocco si caratterizza per la presenza di linee curve, elementi decorativi, giochi d’acqua, stucchi. Gli spazi vengono progettati come scenografie di spettacoli teatrali.
  • In scultura, gli artisti si cimentano nella rappresentazione del movimento.
  • Nella pittura, gli artisti sfruttano la prospettiva, il trompe l’oeil, i giochi di luce, per affrescare pareti e soffitti di chiese e palazzi.
  • Le arti minori – dall’ebanisteria, al vetro, dalle ceramiche alle argenterie – vedono innalzarsi il livello artigianale con procedimenti tecnici sempre più complessi. Le decorazioni divengono parte integrante degli arredi.
  • In musica, si afferma l’uso del clavicembalo.
  • Nonostante le censure e le lotte all’eresia dell’epoca della Controriforma, le scienze faranno passi da gigante, si pensi solo alle straordinarie scoperte di Galileo Galilei.

Potremmo riassumere dicendo che le parole chiave del barocco sono: ingegno, maestriameraviglia, creatività, illusione.

Ora che avete digerito qualche pillola di barocco, torniamo alla nostra passeggiata a piazza Navona. In piazza si teneva un chiassoso mercato animato da ambulanti, di stampe, ciarlatani, predicatori, cantastorie che salivano su veri e propri palchi per arringare la folla, cavadenti e chirurghi improvvisati, venditori che esponevano ogni genere di merce, dagli stracci agli ortaggi alle stampe, le spie del Sant’Uffizio che ascoltavano le chiacchiere di piazza. Nel Settecento l’architetto e vedutista Giuseppe Vasi ce lo descrive nell’italiano dell’epoca:

In questa Piazza si fa ogni Mercordì il pubblico Mercato, stabilitovi dal Cardinal Rotomagense di Nazione Francese  ed ogni mattina vi si vendono erbaggi, e frutti o rivenditori di Roma. È frequentato nel dopopranzo da’ Ciarlatani, Astrologi, Saltimbanchi, ed altre persone, che tirano alla loro udienza quantità di gente, alla quale spacciando con le loro ciarle balsami, ed unguenti di straordinarie virtù, danno ad intendere scoperte, che dicono esser ignote ad ogni Filosofo.     

Giuseppe Vasi, Ciarlatani  e saltimbanchi in Piazza Navona, 1752 [Fonte: Internet Archive, https://archive.org/details/gri_33125009354925/page/n159/mode/2up/search/piazza+navona]
Giuseppe Vasi, Ciarlatani  e saltimbanchi in Piazza Navona, 1752 [Fonte: Internet Archive]

L’architetto e incisore Giovanni Battista Piranesi (1720-1778) arricchisce di dettagli la sua veduta della piazza nella quale si possono facilmente riconoscere un venditore di sedie in primo piano, commedianti sui palchi, banchetti e ceste per esporre le mercanzie.

New York, Metropolitan Museum, Giovan Battista Piranesi, Veduta di piazza Navona, 1761-1778 Questa veduta realizzata da Giovan Battista Piranesi tra il 1761 e il 1778 è conservata presso il MET (Metropolitan Museum) a New York. Clicca qui o sull’immagine per accedere al sito web del museo e ingrandirla per cogliere i particolari della piazza e del mercato.
Foto storica: piazza Navona nel 1860 [Fonte: Roma IeriOggi] Nel 1869, il mercato venne trasferito in Campo de’ Fiori. Questa immagine, risalente al 1860, è una delle ultime immagini di piazza Navona ingombra di banchi e bestiame. Clicca qui o sull’immagine per accedere al sito web di RomaIeriOggi e osservare i dettagli.

In questa simpatica clip tratta dal film L’avaro (1668), ispirato all’opera di Molière, vediamo il protagonista. Don Arpagone (Alberto Sordi), che con la sua carrozza si fa largo nel trambusto della Roma seicentesca (durata: 1,58 minuti).

In questo contesto, vivace e caotico, sorsero i meravigliosi monumenti che oggi rendono piazza Navona così unica.

Piazza Navona, quinta architettonica

Gli interventi promossi da papa Innocenzo X (1574-1655)  e dalla sua famiglia, i  Pamphilj, creano un perfetto esempio di scenografia urbana: una grande quinta architettonica data dalla sequenza del grande palazzo nobiliare, oggi Ambasciata del Brasile, al quale si affiancano la rinnovata chiesa di Sant’Agnese in Agone e il Collegio Innocenziano. A fare da contrappunto e perno visivo alla composizione troviamo la splendida Fontana dei Quattro Fiumi.

Prima di questi interventi la piazza era adorna solo delle due fontane laterali, costruite per l’anno santo 1575 sotto il pontificato di Gregorio XIII Boncompagni (1502-1585), e di un abbeveratoio centrale.

Ciononostante il libraio-editore e incisore Pompilio Totti, nella sua guida Ritratto di Roma moderna del 1638, già la considerava la più bella piazza d’Italia e i Pamphilj erano riusciti ad accaparrarsi un gran numero di proprietà in questo luogo così strategico e rappresentativo.

Ecco come appariva la piazza all’inizio del Seicento con il consueto mercato. Se non fosse per la forma, a stento la riconosceremmo.

Roma, Museo di Roma, Piazza Navona, anonimo romano, 1625-1644, olio su tela.
Roma, Museo di Roma, Piazza Navona, anonimo romano, 1625-1644, olio su tela.
OSSERVA E CONFRONTA…
Le trasformazioni barocche sono facilmente individuabili anche sulla cartografia storica. Osserva e confronta le due mappe qui sotto, realizzate a ottant’anni di distanza, concentrandoti sugli elementi che oggi caratterizzano la piazza (in particolare palazzo Pamphilj, la chiesa di Sant’Agnese in Agone, la fontana dei Quattro Fiumi).

Antonio Tempesta, Pianta di Roma, 1593
Antonio Tempesta, Pianta di Roma, 1593
Giovan Battista Falda, Pianta di Roma, 1676
Giovan Battista Falda, Pianta di Roma, 1676

Un altra curiosità. Guarda questa veduta che Gaspar van Wittel realizzò nel 1699. Clicca sull’immagine per visualizzare i dettagli, vedrai che molti palazzi erano dotati di balconcini finestrati in legno.

Gaspar van Wittel, Veduta di Piazza Navona, 1699 [Fonte: Wikipedia Commons, PD]
Gaspar van Wittel, Veduta di Piazza Navona, 1699 [Fonte: Wikipedia Commons, PD]

Palazzo Pamphilj

Alla fine del ‘400 i Pamphilj erano già proprietari di alcune case, nelle vicinanze di piazza Navona, dal lato di piazza di Pasquino e via di Santa Maria dell’Anima. Nel secolo successivo continuarono ad acquistare altre case adiacenti che nel 1636 vennero trasformate in un grande palazzo cardinalizio per volere di Giovanni Battista Pamphilj, il futuro papa Innocenzo X.

Stanford Libraries, The Rodolfo Lanciani Digital Archive, incisione di Israël Silvestre, 1640 circa, il palazzo cardinalizio dei Pamphilj è l’ultimo in fondo sul lato destro. [Fonte: https://exhibits.stanford.edu/lanciani/catalog/px399kb4843]
Stanford Libraries, The Rodolfo Lanciani Digital Archive, incisione di Israël Silvestre, 1640 circa, il palazzo cardinalizio dei Pamphilj è l’ultimo in fondo sul lato destro.
L’edificio era diviso internamente in due abitazioni separate: una per Giovanni Battista con affaccio su piazza Navona e una per il fratello Pamphilio e la sua terribile moglie, Donna Olimpia Maidalchini (osserva il ritratto), meglio nota come la Pimpaccia, dal lato di piazza di Pasquino.

Ma la svolta barocca si ebbe soltanto a partire dal 1644, quando Giovanni Battista Pamphilj salì al soglio pontificio ed entrò in possesso di tutto l’isolato, dando incarico agli architetti Girolamo Rainaldi e Francesco Borromini di accorpare tutte le proprietà in un unico maestoso edificio di rappresentanza.

Con il trasferimento di Innocenzo X nei palazzi pontifici questa divenne la residenza stabile della cognata, Olimpia Maidalchini.

Palazzo Pamphili [Fonte: RomeOnRome, CC BY NC ND, https://romeonrome.com/files/2017/04/Palazzo_Pamphilj.jpg]
Palazzo Pamphili [Fonte: RomeOnRome, CC BY NC ND]
Il palazzo domina la piazza con la sua imponente facciata scandita da tre grandi portali e una lunghissima sequenza di finestre decorate. La parte centrale è più alta e leggermente aggettante, il grande portone d’ingresso è sormontato da un balcone e dallo stemma papale abraso.

La parte che lo collega alla chiesa è invece caratterizzata da una grande trifora, una finestra a tre aperture che illumina una galleria lunga ben 33 metri,  progettata da Francesco Borromini e affrescata da Pietro da Cortona con le storie di Enea, che attraversa il palazzo da una parte all’altra.

Questo particolare tipo di apertura è chiamata serliana e la sua presenza non è casuale ma fu scelta per richiamare le architetture dei grandi palazzi del Rinascimento, delle Stanze Vaticane e dei palazzi imperiali tardoantichi connettendo idealmente la figura del nuovo papa con la tradizione del passato.

Serliana di Palazzo Pamphilj a piazza Navona [Fonte: Wikimedia Commons, https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/b1/Sant%27Agnese_in_Agone_%28Piazza_Navona%29_September_2015-1.jpg]
Serliana di Palazzo Pamphilj a piazza Navona [Fonte: Wikimedia Commons]
Serliana della Sala Regia in Vaticano [Fonte: Wikimedia Commons, https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Sala_Regia?uselang=it#/media/File:Sala_regia,_02.jpg]
Serliana della Sala Regia in Vaticano [Fonte: Wikimedia Commons]
Serliana del Palazzo di Diocleziano a Spalato [Fonte: Wikipedia, https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_di_Diocleziano#/media/File:Peristyle_of_Diocletian's_Palace,_Split_(11908116224).jpg]
Serliana del Palazzo di Diocleziano a Spalato [Fonte: Wikipedia]

Un’altra serliana è visibile sul prospetto del Collegio Innocenziano, l’edificio a destra della chiesa, che ospitava la biblioteca, il clero in servizio a S. Agnese e il collegio per i figli dei dipendenti dei Pamphilj.

ESPLORA…
Gli interni di palazzo Pamphilj, riccamente decorati, sono oggi visibili solo su prenotazione ma puoi esplorarli con una visita virtuale sul sito dell’ambasciata del Brasile. Attenzione, per poter effettuare la visita virtuale Adobe Flash Player deve essere sbloccato.

Andiamo in cerca della firma dei Pamphilj a Piazza Navona!

SCOPRI…

Stemma papale Pamphili [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY] Nella decorazione delle finestre al primo piano del palazzo è ben visibile il simbolo araldico dei Pamphilj (ovvero l’animale rappresentato nello stemma della famiglia). Di quale animale si tratta?

Con la funzione street view di Google Maps esplora la piazza e cerca questo simbolo o parte di esso su altri monumenti. Vedrai che ce ne sono diversi.

Chiesa di Sant’Agnese in Agone

Sin dal Medioevo esisteva una piccola chiesa dedicata a Sant’Agnese, una giovane fanciulla cristiana martirizzata nello stadio di Domiziano durante la persecuzione di Diocleziano nel III secolo d.C. L’ingresso era su via di Santa Maria dell’Anima, quindi su piazza Navona  avremmo visto il retro dell’edificio.

Nel 1651 papa Innocenzo X decise di ricostruire la chiesa in forme monumentali trasformandola in una sorta di cappella privata della famiglia Pamphilj in continuità con il loro palazzo appena completato.

Alla costruzione di questo edificio parteciparono molti architetti dell’epoca: Girolamo e Carlo Rainaldi, Francesco Borromini, Domenico Castelli, Camillo Arcucci, Francesco Contini, Giovan Battista Mola, Antonio del Grande, Alessandro Baratta e anche Gianlorenzo Bernini.

Il risultato finale è quindi una sovrapposizione di idee e interventi  diversi e non il frutto di un unico progetto. Ma l’esterno della chiesa risente soprattutto dell’influsso di Francesco Borromini, una facciata concava dal profilo semiovale che richiama la forma della piazza e  mette in risalto la grande cupola affiancata da due campanili.

Facciata della Chiesa di S. Agnese in Agone [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY]
Facciata della Chiesa di S. Agnese in Agone [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY]
La storia di questo edificio ci racconta molto della vita di Francesco Borromini, il cui vero nome era Francesco Castelli, arrivato a Roma giovanissimo dal Canton Ticino e subito diventato un allievo e collaboratore dell’affermato architetto Carlo Maderno.

Reale è il contrasto con il contemporaneo Gian Lorenzo Bernini,  artista prediletto del papa Urbano VIII Barberini, tanto da tramandare aneddoti e leggende sulla loro rivalità.

Ritratto di Francesco Borromini custodito nella sagrestia di San Carlo alle Quattro Fontane [Fonte: Wikipedia, PD]Ma la ruota gira per tutti e con papa Pamphilj, Innocenzo X, è  Borromini a essere favorito tanto da ottenere il prestigioso incarico di ristrutturare la cattedrale di Roma, San Giovanni in Laterano.  E per i Pamphilj lavorerà anche al palazzo e alla chiesa in piazza Navona.

Purtroppo però le fonti ci tramandano la descrizione di un uomo dall’animo fragile e inquieto, una personalità schiva e scontrosa, spesso in conflitto con i committenti e gelosissimo dei suoi progetti che diede alle fiamme prima di porre fine alla sua esistenza infliggendosi un colpo di spada nel 1667.

Dieci anni prima viene licenziato dal cantiere di Sant’Agnese da Camillo Pamphilj, nipote di Innocenzo X, che aveva fretta di portare a termine la chiesa e si lamentava dell’operato di Borromini perché modificava il progetto continuamente e si presentava “solo rare volte alla fabbrica, e queste per vagheggiar qualche suo modello di capriccio, non inteso agli ordini di sostanza, e volti alle cose irrilevanti del tempio”.

Borromini infatti era solito modificare le sue architetture in corso d’opera  e a detta del rivale Bernini “non si contentava mai, e che voleva dentro una cosa cavare un’altra, e nell’altra l’altra senza finire mai”.

La chiesa venne completata da altri architetti e il progetto borrominiano stravolto.

Confrontiamo le due immagini sottostanti nelle quali mettiamo a confronto il progetto realizzato e il progetto borrominiano originale.

S. Agnese in Agone [Fonte: Wikimedia Commons, CC SA, foto di Piotrus]
S. Agnese in Agone [Fonte: Wikimedia Commons, CC SA, foto di Piotrus]

Carlo Ranzi, ricostruzione del progetto di Borromini per la chiesa di Sant’Agnese in Agone, 1967
Carlo Ranzi, ricostruzione del progetto di Borromini per la chiesa di Sant’Agnese in Agone, 1967

Nel progetto originario, vediamo che il Borromini aveva pensato ad alcuni elementi:

  • le scale curve andavano a completare il disegno ovale della facciata
  • il portone d’ingresso era sormontato da un grazioso timpano curvilineo
  • i campanili più bassi ed esili per rendere la cupola più imponente
  • la fascia dell’attico,  che percorre tutto il prospetto e nella quale sono inseriti gli orologi, era più sottile.

All’interno della chiesa oggi riposa papa Innocenzo X ma la vicenda della sua sepoltura ha dell’incredibile. Si racconta che alla morte del pontefice, avvenuta il 7 gennaio 1655 nel palazzo del Quirinale, la terribile cognata Donna Olimpia trafugò due casse d’oro da sotto il letto papale e scappò da Roma. Nessun familiare si occupò della salma o contribuì alle spese del funerale. Alcuni giorni dopo, grazie al contributo di un maggiordomo e all’interessamento di un canonico il papa defunto venne sepolto provvisoriamente in San Pietro. Il suo corpo venne spostato in Sant’Agnese oltre vent’anni dopo. Soltanto nel 1729 il pronipote fece realizzare un monumento funebre del pontefice, scolpito dall’artista Giovanni Battista Maini, che fu collocato in una posizione inconsueta.

MA DOV’E’ IL SEPOLCRO DEL PAPA?

Prova a usare la foto sferica di Google Maps per esplorare l’interno della chiesa di Sant’Agnese. Riesci a trovare il monumento funebre di Innocenzo X?

Per aiutarti qui sotto trovi uno dei più famosi ritratti del papa dipinto da Diego Velázquez nel 1650. Accanto trovi una reinterpretazione, realizzata 300 anni dopo dal pittore Francis Bacon, di quello che fu definito uno dei ritratti più inquietanti della storia dell’arte.

Roma, Galleria Doria Pamphili, Diego Velázque, 1650 [Fonte: Wikipedia, PD]
Roma, Galleria Doria Pamphili, Diego Velázque, 1650 [Fonte: Wikipedia, PD]

De Moines Art Center, De Moines, Iowa, Francis Bacon, Studio dal ritratto di Innocenzo X di Velazquez, 1953
De Moines Art Center, De Moines, Iowa, Francis Bacon, Studio dal ritratto di Innocenzo X di Velazquez, 1953

L’interno della chiesa lo possiamo vedere anche in questo filmato (durata: 2,19 minuti).

Da notare che a differenza di altre chiese qui non troviamo dipinti e affreschi a decorare le pareti ma grandi statue, stucchi e rilievi in marmo in cui prevale il bianco. In corrispondenza dei quattro piloni che sorreggono la cupola e sull’altare maggiore sono infatti collocati dei grandi bassorilievi marmorei, incorniciati come se fossero dei quadri.

Sant'Agnese in Agone, Domenico Guidi, particolare della pala d’altare con Sacra Famiglia, 1673.
Sant’Agnese in Agone, Domenico Guidi, particolare della pala d’altare con Sacra Famiglia, 1673.

Il soffitto invece è un trionfo di colori che culmina con la grande cupola affrescata da Ciro Ferri che raffigura Sant’Agnese introdotta alla gloria del Paradiso. Possiamo quasi immaginare la scena in movimento con questo turbine di angeli e santi che si accalcano tra le nuvole a suon di musica come nella tradizione delle grandi feste barocche.

Sant'Agnese in Agone, cupola dipinta da Ciro Ferri e Sebastiano Corbellini (1670). [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY]
Sant’Agnese in Agone, cupola dipinta da Ciro Ferri e Sebastiano Corbellini (1670). [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY]

Fontana dei Quattro Fiumi

Il progetto dei Pamphilj era quello di trasformare la piazza in un vero e proprio salotto esclusivo, una sorta di cortile esterno al palazzo per ostentare le glorie della famiglia.

Erano quindi necessario sostituire il grezzo abbeveratoio centrale con grandiosi giochi d’acqua.

Per la costruzione della fontana pubblica, in sostituzione del precedente abbeveratoio, venne bandito un concorso d’idee al quale parteciparono molti artisti dell’epoca ma fu Gian Lorenzo Bernini a ottenere la commissione con un progetto nel quale applicò in modo innovativo le regole di statica.

Roma, Galleria Borghese, Gian Lorenzo Bernini, autoritratto (1630-1635) [Fonte: Wikipedia, CC BY SA 4.0, foto di Architas]Gian Lorenzo Bernini ci viene descritto come un uomo brillante e di successo con una lunga carriera al servizio di cardinali, papi e re. Spazia dalla scultura all’architettura, dalla scenografia alla pittura e a differenza di Borromini si circonda di allievi e artisti che lo aiutano a portare a termine le numerose opere richieste.

Le statue della fontana furono infatti scolpite da suoi collaboratori:  Giacomo Antonio Fancelli (il Nilo), Francesco Baratta (il Rio della Plata), Claude Poussin (il Gange), Antonio Raggi (il Danubio). Da ricordare che Bernini, alcuni anni dopo, si occupò anche della decorazione di una delle due fontane laterali della piazza, la Fontana del Moro davanti Palazzo Pamphilj.

Godiamoci la fontana dei Quattro Fiumi guardando questa clip tratta dal programma Meraviglie di Alberto Angela (durata: 4,15 minuti).

Vuoi soffermarti sui singoli elementi della fontana? Osservali con attenzione.

Il programma iconografico della fontana vuole quindi simboleggiare la supremazia del papato e della chiesa cattolica che si propaga e regna sovrana sul mondo.

Solo pochi decenni prima, nel 1622, Gregorio XV Ludovisi aveva dato vita alla Congregazione di Propaganda Fide, un’istituzione che aveva come scopo l’evangelizzazione dei popoli inserendosi nel solco tracciato dalla Controriforma.

In una delle chiese più rappresentative dell’ordine dei Gesuiti, le cui iniziative missionarie furono tra le più incisive, il concetto espresso dal Bernini nella vicina piazza Navona viene ripreso nelle pitture dedicate a Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù.

Roma, Chiesa di Sant'Ignazio in Campo Marzio, Andrea Pozzo, Affresco raffigurante la Gloria di sant’Ignazio (1691-1694) [Fonte, Wikimedia Commons, PD]
Roma, Chiesa di Sant’Ignazio in Campo Marzio, Andrea Pozzo, Affresco raffigurante la Gloria di sant’Ignazio (1691-1694) [Fonte, Wikimedia Commons, PD]
Nella grande volta della navata centrale, dipinta dal gesuita Andrea Pozzo, si vede la luce divina emanata dal costato di Cristo colpire di Sant’Ignazio e irradiarsi  verso i quattro continenti rappresentati allegoricamente da quattro donne colossali sedute sui rispettivi animali di riferimento.

In quest’opera, come anche gli affreschi della cupola di Sant’Agnese, il soffitto della chiesa sembra spalancarsi su un cielo azzurro, in linea con la descrizione che avete ascoltato o letto all’inizio:

le volte dei templi sembravano aprirsi, creando fantasiosi scenari gremiti di angeli e di santi, che fluttuavano negli spazi celesti, con gli ampi panneggi gonfiati da un vento invisibile.

Questo effetto illusorio è amplificato da Andrea Pozzo con finte architetture che sembrano prolungare di un piano l’altezza della chiesa. Si tratta di un genere pittorico chiamato quadratura, molto usato dai maggiori artisti del barocco, che appunto inquadrava la scena con architetture dipinte in prospettiva per dare l’illusione della profondità.

Giochi prospettici ed effetti illusori, nelle chiese come nei palazzi, miravano a stupire e affascinare il pubblico esaltando il potere religioso e politico della classe dominante. Lo stesso intento avevano le celebri feste barocche che nel XVII e XVIII secolo animarono le corti e le piazze di Roma. Venivano organizzate per celebrare eventi religiosi, di politica interna ed estera ma anche per nascite, matrimoni o funerali di personaggi di spicco della vita dell’epoca.

Bernini, ad esempio, allestisce in piazza di Spagna una gigantesca macchina teatrale per festeggiare la nascita del > Delfino di Francia. Una montagna dalla quale escono fiamme e lapilli a illuminare un delfino d’argento posto tra le nuvole e circondato da putti recanti i tre gigli della casa reale.

Gian Lorenzo Bernini e Johann Paul Schor Schor, apparato scenico a Trinità dei Monti per la nascita del Delfino, 1661 [Fonte: Wikipedia, PD]
Gian Lorenzo Bernini e Johann Paul Schor Schor, apparato scenico a Trinità dei Monti per la nascita del Delfino, 1661 [Fonte: Wikipedia, PD]
Carlo Rainaldi, invece, per la Compagnia della Resurrezione di San Giacomo degli Spagnoli, si occupa degli allestimenti in piazza Navona in occasione della Pasqua del 1650. La piazza viene recintata da un pergolato di legno dipinto e luminarie, due grandi baldacchini posti sopra le fontane laterali ospitano le statue del Salvatore e della Vergine, intorno alla Fontana dei Fiumi (non ancora completata come anche la chiesa di Sant’Agnese) viene costruito un piccolo castello e poi musica e fuochi artificiali.

Museo di Roma, Festa della Resurrezione in Piazza Navona con gli apparati di Carlo Rainaldi e Johann Paul Schor, 1650 (incisore Dominique Barrière)
Museo di Roma, Festa della Resurrezione in Piazza Navona con gli apparati di Carlo Rainaldi e Johann Paul Schor, 1650 (incisore Dominique Barrière)

Per rivivere l’atmosfera di una festa barocca vediamo questa breve clip tratta da Vatel (2000) di Roland Joffè, un film  ispirato alla figura del maestro di cerimonie del principe di Condé durante il regno di Luigi XIV, dove scenografie mobili, attori e musici animano un sontuoso banchetto (durata: 4,15 minuti).

Per concludere il nostro viaggio nel barocco a piazza Navona non possiamo non ricordare che divenne essa stessa scenografia ospitando, tutte le estati per oltre due secoli, uno spettacolo incredibile: un grande lago artificiale!

Probabilmente fu proprio Bernini, nel 1652, ad avere l’idea di chiudere tutti i tombini e far defluire l’acqua dalle fontane allagando il grande invaso della piazza.

In questo specchio d’acqua, ogni sabato e domenica d’ agosto, la nobiltà romana sfrecciava con le carrozze o rievocava vere e proprie naumachie (le battaglie navali del mondo romano che però nello Stadio di Domiziano non si erano mai tenute).

Giuseppe Vasi, Piazza Navona allagata, 1752 [Fonte: Internet Archive, https://archive.org/details/gri_33125009354925/page/n159/mode/2up/search/piazza+navona]
Giuseppe Vasi, Piazza Navona allagata, 1752 [Fonte: Internet Archive]
Parafrasando il poeta Giovan Battista Marino… “è del barocco il fin la meraviglia”.

Non ti resta che accettare la sfida di alcuni quiz che, oltre a farti divertire, ti permetteranno di capire se queste pillole di barocco romano sono entrate a far parte del tuo bagaglio culturale.

Approfondimenti in rete

  • Incisioni e disegni di piazza Navona
  • Vasi Giuseppe, Delle magnificenze di Roma antica e moderna. Nella Stamperia di Apollo, presso gli eredi Barbiellini,1752.
  • Incisioni e disegni di Piazza Navona
  • Serie di otto documentari per approfondire la vita e l’arte di  Gian Lorenzo Bernini curati dallo storico dell’arte  Tomaso Montanari.
  • Puntata integrale del programma Meraviglie – La Penisola dei Tesori di Alberto Angela, dove è possibile vedere i sotterranei di Piazza Navona, gli interni di Palazzo Pamphilj e la chiesa di Sant’Agnese in Agone.
  • Bernini Mago, videodocumentario di Tomaso Montanari, dal dal minuto 13,50 al minuto 18,44.

[Priscilla Polidori, archeologa, divulgatrice scientifica, guida turistica, esercizio finale a cura di Chiara Morabito; supporto tecnico di Andrea Tempera,  1 maggio 2020]

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