La Casa del Passeggero e il nipote di Cesare Lombroso

La Cas.Pas. negli anni Venti. Foto di Art Tribune
La Cas.Pas. negli anni Venti. Foto di Art Tribune

Il mio cervello ha un grosso limite: non mi permette di ricevere informazioni incomplete. Deve cercare i dati mancanti e così quando trova una frase come “La Casa del Passeggero, il primo centro benessere di Roma gestito dal suocero di Leone Lattis…” si scatena la caccia. Chi era “il suocero” di Leone Lattis? E prima ancora, chi era Lattis? Scopro che nella didascalia c’è un errore nel cognome: il personaggio che ci interessa si chiamava Lettis e sua madre, Camilla Lombroso, era nipote del celebre psichiatra e antropologo Cesare. La storia inizia a diventare interessante. Leone nacque nel 1887 a Torino e dopo aver studiato Medicina e chirurgia frequentò gli istituti di patologia generale e di anatomia patologica come allievo di Lombroso. Non a caso coltivò tutta la vita interessi per l’antropologia criminale. In questo periodo giovanile scrisse, per esempio, articoli sulla morfologia del cervello della donna criminale, sulle asimmetrie cerebrali nei “normali” e nei delinquenti, e sul destrismo e mancinismo in relazione con le asimmetrie funzionali del cervello, proprio in linea con gli studi lombrosiani.

All’inizio della prima guerra mondiale Leone si arruolò volontario nell’esercito e divenne capitano medico nell’ospedale militare di Torino e in un ospedale da campo. Poco dopo fu nominato capo del reparto neuropsichiatrico della 7a Armata e poi consulente medico psichiatra presso l’8a Armata. Pubblicò le sue osservazioni castrensi in articoli sui tentativi di suicidio dei militari, sulle psiconevrosi e sulle alienazioni.

Leone Lettis in vestito militare. A suo fianco la moglie. Foto di Art Tribune
Leone Lettis in vestito militare. A suo fianco la moglie. Foto di Art Tribune

Fino qua, Lettis compare come un degno allievo dello zio Lombroso. Non era però solo un criminologo ma soprattutto un esperto di sierologia. Leone è celebre a livello mondiale come pioniere dell’identificazione del DNA attraverso le macchie di sangue essiccato e iniziò a utilizzare il nuovo test per le indagini penali; introdusse anche l’idea di paternità forense, cioè l’identificazione di un cadavere basato sul sangue di parenti. Oltre a essere un brillante ricercatore era anche un ottimo insegnante. Lavorò nelle università di Messina, Modena e Pavia, città nella quale trasformò l’Istituto di medicina legale in un centro di ricerca.

Proprio quando era all’apice della sua carriera comparvero dei nuvoloni all’orizzonte. Il 15 luglio 1938 la Direzione Generale della Demografia e della Razza diffuse la Dichiarazione della Razza che ascriveva gli italiani alla “razza nordica e ariana” ed escludeva gli ebrei dalla “razza italiana”. Non si mettevano bene le cose per gli italiani di origine ebrea. Quando a settembre furono promulgate le leggi razziali Leone decise di fuggire dall’Europa con la famiglia. Arrivò a Buenos Aires a febbraio del 1939 invitato dallo psichiatra e criminologo Osvaldo Loudet. Non fu l’unico scienziato o accademico tra i circa mille ebrei italiani che trovarono rifugio in Argentina, dove paradossalmente dieci anni dopo avrebbero trovato tristemente protezione anche celebri nazisti. Tra i nomi più noti di questo particolare gruppo di emigrati risuonano Renato Treves, Alessandro e Benvenuto Terracini, Amedeo Herlitzka, Renato Segre, Eugenia Sacerdote Lustig, Rodolfo Mondolfo, Aldo Mieli e Beppo Levi. Tutti diedero un importante contributo alla cultura del paese australe.

Ettore Roesler Franz, cartolina di via Rua nel Ghetto, demolita tra il 1886 e il 1889, dove abitavano i nonni di Emanuele Ascarelli
Ettore Roesler Franz, cartolina di via Rua nel Ghetto, demolita tra il 1886 e il 1889, dove abitavano i nonni di Emanuele Ascarelli

Leone visse circa dieci anni in Argentina dove proseguì le sue ricerche e fu membro onorario del “Círculo de médicos legales” di Rosario e di quello della capitale, medico dell’ospedale municipale Durand e perito ufficiale dei tribunali di Buenos Aires e di La Plata. Fu affiancato da sua moglie Regina Ascarelli (1907-1964), figlia di Emanuele, membro di una nota famiglia della comunità ebraica di Roma e gestore de La Casa del Passeggero. Ecco quindi chi era il suocero di Leone Lettis.

Forse chi legge questo post si starà chiedendo cosa fosse La Casa del Passeggero. Nel 1920, all’angolo di via del Viminale e via delle Terme di Diocleziano a Roma, venne costruita una struttura con servizi per i viaggiatori della vicina stazione Termini. La Cas.Pas., così veniva chiamata, fu progettata dall’architetto Oriolo Frezzotti (noto per il progetto urbanistico di Littoria) in stile Liberty. Offriva tutto ciò che poteva desiderare un viaggiatore: bagni, docce, cabine di riposo, massaggi, manicuriste e barbieri, e perfino la possibilità di utilizzare dattilografe! Anche molti romani, che non avevano a casa alcuni dei servizi offerti da La Casa del Passeggero, usufruivano della struttura.

Dino Risi nel 1955 utilizzò gli interni come scenografia di “Il segno di Venere” e ribattezzò il posto in “Casa del pellegrino”. Invece nel 1987 Federico Fellini impiegò la facciata in “Intervista”. Sebbene siano stati recentemente realizzati lavori sulla facciata, continua a essere chiusa.

Cas.Pas. Foto di Andrea BentivegnaAdesso il mio cervello può completare la didascalia: “La Casa del Passeggero, il primo centro benessere di Roma gestito da Emanuele Ascarelli, suocero di Leone Lettis”. Ma nelle ricerche rimane sempre qualche dato incompleto… A Torino, in via Passalacqua c’è una pietra d’inciampo dedicata a Leone Lattes (1891-1944)… Non è il nostro medico criminologo, nato nel 1887 e morto nel 1954. Quindi, chi era quest’altro Leone Lattes?

[Gabriela Häbich]

 

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