Laurentino 38, la vita oltre i ponti

Via Silone 100, inizia qui, davanti alla sede del Municipio Roma IX EUR, il cammino del 1° dicembre 2019 che ci ha portato alla scoperta del Laurentino 38, enclave della periferia romana un tempo ingiustamente considerata il Bronx. Il gruppo è numeroso, c’è tanto interesse per questo territorio a sud di Roma, vicino all’EUR, a ridosso del raccordo anulare. La scenografia potrebbe essere maestosa, il luogo è conosciuto come “I ponti”, segno architettonico guida dell’imponente realizzazione di edilizia residenziale pubblica.

Via Ignazio Silone, sullo sfondo uno dei ponti [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC SA]
Via Ignazio Silone, sullo sfondo uno dei ponti [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC SA]
Concepito negli anni Settanta del Novecento per accogliere trentamila persone sul modello di un progetto nordeuropeo, il Laurentino 38 (dal numero della particella catastale) delle esperienze olandesi e britanniche non ha assorbito nulla. Per dirla con le parole del progettista Pietro Barucci “a un progetto architettonico che ha quasi funzionato si è opposto un coordinamento operativo dagli esiti devastanti”. Il ponte, metafora di unione tra due luoghi, dell’incontro tra popoli diversi, tra sponde altrimenti inarrivabili qui ha generato l’effetto opposto: è stato divisione, isolamento, degrado.

Sopra un ponte [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC SA]
Sopra un ponte [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC SA]
Una storia tutta italiana, quella delle insulae collegate da passaggi pedonali, sul modello delle cosiddette “unità residenziali ripetute” di Amsterdam e delle new town scozzesi, con il traffico veicolare separato, al livello inferiore. Oggi di undici ponti ne restano otto, tre sono stati abbattuti nel 2006, additati quale capro espiatorio di tutte le negatività. Miserie romane, beghe burocratiche, rimpalli di responsabilità e incapacità gestionale. Da una parte il Comune, dall’altra l’Istituto case popolari (IACP oggi ATER) in una irrisolta vertenza. L’idea di costruire un quartiere autosufficiente sul modello inglese o olandese con case, negozi, scuole, uffici pubblici e privati, centri sociali distribuiti in quattordici isolati di sette edifici – cinque in linea, una torre e un ponte che li tiene insieme – in cui si pensava di sistemare negozi e servizi è miseramente fallita perché nessuno dei due enti intendeva assumersi l’onere della gestione. Progetto abortito o meglio, parto prematuro. Il neonato, salvato in extremis non avrà mai uno sviluppo normale.

Cooperative al Laurentino 38 [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC SA]
Cooperative al Laurentino 38 [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC SA]
Il risultato devastante è riassunto nel duro inno ufficiale del Laurentino 38 affidato a Bridge Rap, cantore della “vita da strada”: un universo di palazzi grigi e asfalto nero, privo di amore e denso di odio, droga, lotta per la sopravvivenza. Atto di accusa contro il senso di isolamento e di abbandono avvertito tra il primo e l’undicesimo ponte nel primo decennio di vita. L’anello stradale di quattro chilometri, una sorta di autostrada, unica via di accesso e uscita, il trasferimento coatto di dieci famiglie problematiche quale primo nucleo di residenti, i conflitti tra assegnatari IACP e piccoli proprietari delle case realizzate in cooperativa, le occupazioni dei ponti abbandonati, il contrasto tra le classi sociali e tra le istituzioni fanno il resto. Disinteresse, o incapacità di prendere in mano la situazione, un voltarsi dall’altra parte, causa dell’inevitabile stigma verso il quartiere e i suoi residenti. Paradossalmente l’archeologia, che avrebbe potuto essere un riscatto, si somma all’elenco del disfacimento totale. Importanti ritrovamenti, tra cui una necropoli del VI secolo a.C. e mura difensive, suggeriscono il blocco dei lavori con successive varianti che, secondo il progettista Barucci, stravolgono completamente il progetto. Piuttosto che valorizzare, si preferisce “obliterare”…

Area archeologica nella Riserva naturale Laurentino Acqua Acetosa [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC SA]
Area archeologica nella Riserva naturale Laurentino Acqua Acetosa [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC SA]
Oggi attraverso l’arte si cerca il riscatto. Lo testimonia l’opera di Ericailcane, murale esteso sugli otto piani di un palazzo al quinto ponte: un gorilla costruisce un castello di carte da gioco e sovrasta lo spettatore con la sua imponenza.

Via Ignazio Silone, Gorilla di Ericailcane [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC SA]
Via Ignazio Silone, Gorilla di Ericailcane [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC SA]
A piccoli passi, dagli anni Novanta, inizia una lenta opera di rinascita: nuovi collegamenti bus, nuove strade tra i nuclei residenziali, sede del municipio al centro del quartiere, il mercato rionale e la Coop, esercizi commerciali e uffici, nuove alberature e illuminazione più potente, centro culturale con biblioteca in piazza Elsa Morante. Poi l’istituzione della Riserva naturale Laurentino Acqua Acetosa, una vera risorsa ambientale tra il grigiore dei palazzi di architettura “brutalista”.

Riserva naturale Laurentino Acqua Acetosa [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC SA]
Riserva naturale Laurentino Acqua Acetosa [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC SA]
Non cessano purtroppo le notizie di cronaca nera, legate allo spaccio e alla criminalità, fenomeni duri da estirpare. A ciò si contrappongono i fermenti culturali e innovativi, la presenza di una vivace vita sociale, ricca di azioni e pratiche dell’esercizio di cittadinanza, tra cui spicca il centro sociale L38 Squat, con sede nel casale Massima, uno dei cinque presenti nella ex tenuta agricola dei principi Torlonia, sopravvissuta fino alla costruzione del quartiere, che lascia una significativa eredità.

Ex sede ormai abbandonata dell'L38 Squat [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC SA]
Ex sede ormai abbandonata dell’L38 Squat [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC SA]
Nascosti dagli arroganti grattacieli con il cemento a vista e gli elementi architettonici che fendono lo spazio, si estendono i 273 inaspettati ettari della riserva con rigogliosa flora, fauna e ruscelli: i fossi del Ciuccio, dell’Acqua Acetosa e di Vallerano.

Minitrekking nella Riserva naturale Laurentino Acqua Acetosa [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC SA]
Minitrekking nella Riserva naturale Laurentino Acqua Acetosa [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC SA]
Transitando in questa valle emergono storie antiche di casali e di fattori, di fatica e di riscatto e il racconto di un’area archeologica che, se valorizzata potrebbe costituire un elemento di ricucitura tra centro e periferia, il parco archeologico che doveva sorgere da anni.

I Casali di San Sisto [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC SA]
I Casali di San Sisto [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC SA]
Resta sbarrato il cancello della sorgente di acqua minerale San Paolo a cui, fino a una decina di anni fa i residenti attingevano, per un presunto inquinamento delle falde. C’è chi giura però di servirsi di straforo della fonte senza alcun apparente danno alla salute.

Accesso sbarrato alla Sorgente di acqua minerale San Paolo [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC SA]
Accesso sbarrato alla Sorgente di acqua minerale San Paolo [Foto: Associazione culturale GoTellGo, CC BY NC SA]
Attraverso la riserva si raggiungono i quartieri piccolo borghesi, le palazzine delle cooperative, il supermercato, l’esclusivo nucleo della Ferratella. Ciò che non ha prodotto il ponte lo realizza il verde: una connessione di luoghi, di vite, di classi sociali. In questo cammino nella natura si comprende che il miracolo del dialogo fra comunità urbane, più che l’urbanistica lo ha compiuto l’ambiente.

[Giuseppina Granito]

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