Myanmar: da Bago a Kalaw, trekking tra villaggi Palaung

Terza tappa del nostro viaggio in Myanmar: destinazione Kalaw, venendo da Bago, breve resoconto di quanto accaduto in due giorni.

Verso le 8 di mattina, lasciamo il nostro alloggio alla periferia di Bago. Abbiamo dormito in un motel (Royal Land Hotel), economico e minimale, ma con tutto l’essenziale per chi è in viaggio e si ferma giusto per dormire. Il personale, molto gentile, non parla una parola d’inglese ed  necessario pagare in valuta locale. La colazione, esclusivamente locale, suggerisce che l’albergo viene frequentato quasi esclusivamente da una clientela birmana.

Imbocchiamo l’autostrada. Dobbiamo percorrere più di 360 km col nostro pulmino, molti dei quali in autostrada. Non immaginiamoci l’autostrada del Sole però, vi sono due coppie di doppie corsie, le carreggiate e l’asfalto sono ok, ma si va molto piano pur se il traffico è inesistente. Anche se siamo lungo l’arteria che conduce alla nuova capitale del Myanmar, Naypyidaw, fondata sono nel 2005, la circolazione stradale è ancora molto limitata. La monotonia del viaggio è spezzata dalla bellezza dei passaggi rurali, dai villaggi di casette in bambù che costeggiano la strada, da bufali e mucche che pascolano nei prati circostanti, dagli stupa che qui e là affiorano dal terreno con le loro cupole dorate.

Myanmar: villaggio rurale ai lati dell'autostrada [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Myanmar: villaggio rurale ai lati dell’autostrada [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Ci fermiamo a una stazione di servizio e la guida ci consiglia di andare al Gloria Jean’s Coffee piuttosto che al caffé locale. Scelta sbagliata: il caffé ci viene servito talmente bollente che perdiamo almeno venti minuti nell’attesa di poterlo sorseggiare e il costo è iperbolico (per il Myanmar), maggiore di quanto normalmente spendiamo per un intero pranzo.

Giunti all’altezza di Pyinmana lasciamo l’autostrada e prendiamo per Kalaw.  Il viaggio non è mai noioso. A un certo punto facciamo una sosta presso una serie di rivenditori di coltelli, fionde, attrezzi agricoli, spadoni e machete. Una di noi acquista un doppio coltello tagliente e appuntito che mette un po’ paura.

Myanmar: rivenditori di coltelli e attrezzi agricoli [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Myanmar: rivenditori di coltelli e attrezzi agricoli [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Nei piccoli centri abitati gruppi di volontari raccolgono offerte con grandi ciotole d’argento per la festa delle luci, poco oltre sostiamo per vedere un bosco di pregiatissimi alberi di teak ancora molto giovani. Pensate che il Myanmar ospita quasi la metà delle foreste del sud-est asiatico continentale e circa il 70% delle foreste di teak del mondo.

Myanmar: foresta di teak [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Myanmar: foresta di teak [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
A seguito del colpo di Stato del 1962 e a causa del massiccio disboscamento delle nazioni limitrofe,l’industria forestale birmana è stata nazionalizzata dando avvio a un massiccio sfruttamento forestale, spesso illegale, che rappresenta una delle principali voci dell’economia birmana. Purtroppo, secondo quanto affermato in una serie di documenti, l’industria del teak serve a finanziare l’apparato bellico del paese, facendo sì che questo meraviglioso prodotto venga considerato “legno di conflitto”.

Ormai è il tardo pomeriggio, iniziamo a salire di quota e sostiamo per ammirare un meraviglioso tramonto che illumina le montagne circostanti.

Myanmar, tramonto sulle montagne [CC BY NC ND]
Myanmar, tramonto sulle montagne [CC BY NC ND]
Siamo giunti nello Stato Shan. Gli shan, dopo i bamar sono il secondo gruppo etnico del Myanmar, contando quasi il 9% della popolazione. Estremamente legati alle popolazioni thai della Thailandia, sono buddhisti e parlano la lingua shan. Purtroppo, nonostante recenti accordi di pace, la parte più estrema del territorio Shan è ancora chiusa ai viaggiatori. Nessun problema invece per entrare a Kalaw.

Ormai è buio quando arriviamo in città. In pochi minuti, a poca distanza dalla Torre dell’orologio, raggiungiamo il nostro alloggio, Villa Hillock, che si dimostrerà un’ottima scelta.

A circa 1300 metri sul livello del mare, Kalaw fu fondata in epoca coloniale da ufficiali e amministratori britannici in fuga dal calore delle pianure. La popolazione attuale è costituita per lo più da indiani e nepalesi, i cui avi giunsero qui per costruire le infrastrutture volute dai dominatori britannici. Una sosta di almeno un giorno è consigliata sia per riposarsi in questa località montuosa dal clima temperato, animata da un simpatico mercato, sia per partecipare a trekking di uno o più giorni in zona. E infatti, grazie a Zayar, presso l’albergo incontriamo Aung Myin Soe, simpatica giovane guida locale, che parla un inglese accettabile (tel. 09-43112725) e che ci accompagnerà il giorno dopo in un trekking di dieci chilometri sulle colline circostanti (30.000 kyat, indipendentemente dal numero dei partecipanti).

La colazione della mattina successiva è strepitosa, una delle più gradite di tutto il viaggio. Oltre all’offerta base, possiamo scegliere tra una gustosissima selezione di uova, pancake, ciotola di frutta con lo yogurth, cibo shan, ineccepibilmente serviti.

L’itinerario parte da un piccolo monastero. Un altoparlante trasmette musica sacra a tutto volume. Le note ci accompagnano per un po’ e pian piano si perdono nella valle mentre imbocchiamo un viottolo fangoso che taglia in due una grossa risaia.

Myanmar: risaie nei pressi di Kalaw [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Myanmar: risaie nei pressi di Kalaw [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Oltrepassata la piantagione, raggiungiamo un piccolo villaggio shan, animato da sorridenti signore birmane nei loro eleganti longyi. Quale sorpresa nell’incontrare una piccola biblioteca di villaggio e i cartelloni di una campagna informativa per la raccolta dei rifiuti.

Myanmar: biblioteca di villaggio nei pressi di Kalaw [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Myanmar: biblioteca di villaggio nei pressi di Kalaw [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Myanmar: campagna informativa per la raccolta dei rifiuti [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Myanmar: campagna informativa per la raccolta dei rifiuti [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Proseguiamo il cammino: pinnacoli di stupa dorati interrompono il paesaggio, caratterizzato da piantagioni di tè, manghi, dragon fruits, verdure. Il panorama è incantevole, lo sguardo si perde tra le infinite gradazioni di verde.

Myanmar: coltivazioni tra le colline intorno a Kalaw [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Myanmar: coltivazioni tra le colline intorno a Kalaw [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Iniziamo a salire fino a raggiungere, dopo aver superato dei monumentali baniani, il villaggio di Peinebin, abitato da una minoranza birmana, i Palaung.  

Myanmar: il villaggio di Peinebin [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Myanmar: il villaggio di Peinebin [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
E’ un giorno di festa, tutti, uomini, donne e bambini, sono elegantissimi nei loro abiti tradizionali. Ci accolgono benevolmente, si fanno fotografare e un po’ a gesti un po’ con l’aiuto della nostra guida scambiamo due chiacchiere.

Myanmar: donna Papalung nel villaggio di Peinebin [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Myanmar: donna Papalung nel villaggio di Peinebin [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Nel monastero al centro del paesino, i monaci hanno già mangiato e le donne hanno allestito dei bassi tavolini per un pasto festivo al suo interno.

Myanmar: ingresso del monastero del villaggio di Peinebin [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Myanmar: ingresso del monastero del villaggio di Peinebin [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
A malincuore, inebriati dai colori, dagli odori, dai sorrisi dei Palaung, proseguiamo il nostro trekking lungo un facile sentiero che scende tra la fitta vegetazione collinare. Scorgiamo in lontananza la cima di uno stupa isolato che ci fa stupidamente sentire degli Indiana Jones.

Man mano che ci avviciniamo ci accorgiamo che non si tratta di una struttura antica, ma di un moderno stupa di grandi dimensioni ancora in costruzione. Ci domandiamo chi e perché abbia scelto quel luogo isolato per costruirlo. Ad ogni buon conto, un grosso cane fa la guardia e dissuade i visitatori dal salire sulla scala di bambù.

Myanmar: stupa in costruzione [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Myanmar: stupa in costruzione [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Siamo ormai quasi giunti alla fine del percorso quando inizia a piovigginare. Ci fermiamo a osservare un’estesa piantagione dove alcuni contadini sono intenti a lavorare. Un grosso cartellone in inglese ci informa del progetto di  agricoltura biologica cui aderisce una grande azienda agricola locale: qui è vietato l’uso di fertilizzanti chimici, pesticidi ed erbicidi e perfino i contenitori utilizzati per il trasporto dei semi e dei materiali organici deve rispettare norme rigidissime. Inoltre, sono state create zone di rispetto per isolare le colture da eventuali contaminazioni provenienti da terreni non trattati biologicamente.

Myanmar: coltura biologica [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Myanmar: coltura biologica [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Siamo al termine della nostra escursione, la pioggia inizia a scrosciare con forza e, fortunatamente, in pochi minuti raggiungiamo una locanda. Qui ci ricongiungiamo con le compagne di viaggio che non hanno partecipato al trekking e che in alternativa hanno esplorato il mercato di Kalaw, usufruendo anche del parrucchiere locale.

Myanmar: le due guide Aung Myin Soe e Zayar [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Myanmar: le due guide Aung Myin Soe e Zayar [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Prima di rientrare in albergo, chiediamo al nostro driver di portarci a Schwe Oo Min Paya, una grotta a un chilometro dal paese, piena di statue di Buddha dorati collocati in ogni anfratto, un piccolo assaggio di ciò che ci aspetterà tra un paio di giorni a Pindaya.

Myanmar: Kalaw, grotta di Schwe Oo Min Paya [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Myanmar: Kalaw, grotta di Schwe Oo Min Paya [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Concludiamo la giornata con una splendida cena in un ristorante nepalese.

Per approfondire:

Il teak della Birmania: tronchi di guerra e distruzione delle foreste birmane

[Maria Teresa Natale, Travel designer]

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