Myanmar: da Mandalay a Bagan

Ci avviamo verso la parte finale della nostra avventura che include un giorno di traversata in battello da Mandalay a Nyaung U, due giorni a Bagan e infine un giorno di viaggio in pulmino per tornare a Yangon con una breve sosta al Santuario del Monte Popa.

Lasciamo l’albergo di Mandalay alle cinque e mezzo di mattina e Kaung ci accompagna al molo sull’Irrawaddy per imbarcarci sul battello turistico che ci condurrà a Bagan in una decina di ore di navigazione. Fino a un paio di anni fa, esisteva anche un servizio di trasporto via fiume per i locali accessibile anche agli stranieri, ma con lo sviluppo della rete stradale i birmani prediligono ormai il trasporto su gomma, molto più veloce, così la crociera sul fiume rimane un’attrazione per i soli turisti.

Crociera sull'Irrawaddy [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Crociera sull’Irrawaddy [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Dopo esserci accomiatati da Zayar, ci accomodiamo su delle comode poltrone sul ponte e verso le 6,30 partiamo. L’Irrawaddy è magnifico, è il fiume più grande della Birmania, lungo più di 2000 km, sfruttato commercialmente per via della sua navigabilità.

Crociera sull'Irrawaddy [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Crociera sull’Irrawaddy [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Il viaggio procede tranquillo, il panorama è affascinante, di tanto in tanto incrociamo altri battelli, in lontananza scorgiamo piccoli villaggi lungo le sponde del fiume.

A metà del tragitto facciamo una sosta troppo breve nel villaggio di Yandabo, sulla riva orientale dell’Irrawaddy. Yandabo è un villaggio che vive di agricoltura, di pesca e soprattutto di produzione ceramica. Passeggiando lungo le stradine sterrate costeggiamo grossi laboratori e depositi di vasi di varie dimensioni posti ad asciugare al sole o impilati in attesa di essere trasportati.

Catasta di vasi sull'Irrawaddy nel villaggio di Yandabo [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Catasta di vasi sull’Irrawaddy nel villaggio di Yandabo [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Due artigiane ci mostrano la loro abilità nel modellare un vaso. Una, con un bambino in braccio e una gallina che le starnazza accanto, aziona il pedale di un tornio a ruota mentre l’altra modella la forma di un grosso recipiente.

Nel villaggio di Yandabo [Foto. GoTellGo, CC BY NC ND]
Nel villaggio di Yandabo [Foto. GoTellGo, CC BY NC ND]
Poco oltre, in un altro laboratorio, una donna seduta per terra sbatte una sorta di paletta di legno sulla superficie esterna di un grosso vaso per lisciarla.

Yandabo: un'artigiana alliscia la superficie di un vaso [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Yandabo: un’artigiana alliscia la superficie di un vaso [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Proseguiamo la passeggiata e ci ritroviamo di fronte a una scuola elementare: alcuni bambini indossano la divisa, gonne o pantaloni verde scuro, altri sfoggiano camicette coloratissime, c’è chi gioca a pallone nel cortile, chi è già uscito e chiacchiera con i compagni, chi si ferma per osservarci sfoggiando un ampio sorriso…

Bambini nel villaggio di Yandabo [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Bambini nel villaggio di Yandabo [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Il tempo vola, ci soffermiamo a fotografare una bella casa di bambù, oltrepassiamo qualche maiale che grufola indisturbato e risaliamo sul battello per proseguire il viaggio.

Edificio in bambù a Yandabo [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Edificio in bambù a Yandabo [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Un attimo e Yandabo sta già scomparendo alla vista. Il villaggio fu testimone di un evento storico molto importante, qui il 24 febbraio 1826 venne firmato il Trattato di Yandabo con il quale si mise fine alla prima Guerra Anglo-Birmana che aveva dilaniato il paese per tre anni.

Riva orientale dell'Irrawaddy [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Riva orientale dell’Irrawaddy [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Sul finire del pomeriggio, una pioggia intermittente ci costringe a ripararci in coperta, ma quando arriviamo nei pressi di Bagan il sole riemerge tra le nuvole e possiamo tornare sul ponte per ammirare gli innumerevoli stupa che campeggiano lungo la riva del fiume. Giunti al molo di Nyaung U lasciamo la barca scendendo dalla solita passerella mobile allestita per l’occasione e cerchiamo dei calessi per farci portare al nostro albergo a qualche chilometro di distanza, l’Umbra Bagan, comodo e in posizione veramente strategica. All’ingresso del paese dobbiamo pagare anticipatamente l’ingresso dei prossimi giorni all’area archeologica (19 dollari a testa).

Sbarco a Nyaung U [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Sbarco a Nyaung U [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Per cena non ci allontaniamo troppo e scegliamo un ristorante un po’ turistico ma piacevole che propone anche intermezzi di musica e teatro tradizionale di marionette. Ci rendiamo conto che sul retro vi è un’altra locanda nella quale giovani e meno giovani si stanno esibendo nel karaoke. Quando ci vedono non ci lasciano andare fintanto che qualcuna di noi non si esibisca intonando qualche motivo in inglese e accettando l’invito di un ballerino improvvisato.

Dedichiamo la mattina del giorno successivo alla visita di Nyaung U. Il pezzo forte è la pagoda Shwezigon con l’enorme stupa dorato circondato da molteplici tempietti zeppi di statue coloratissime. Questo santuario risalente all’XI secolo venne eretto per accogliere la clavicola e un ennesimo dente di Buddha, il parallelo con le innumerevoli chiese e basiliche cristiane costruite per ospitare le reliquie dei santi cristiani è immediato.

Nyaung U: pagoda Schwezigon [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Nyaung U: pagoda Schwezigon [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
La pagoda è piuttosto affollata per la festa del Tazaungmon e numerosi pellegrini si attardano presso le bancarelle presenti un po’ ovunque o fanno il giro delle cappelle distribuendo offerte e banconote.

Nyaung U: pagoda Schwezigon [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Nyaung U: pagoda Schwezigon [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Prima di lasciare il complesso sacro, andiamo in cerca del Santuario di Bodaw Indra e dei 37 Nat. Quando il saggio re Anawratha incoraggiò la nuova fede buddhista non se la sentì di smantellare brutalmente le credenze tradizionali e consentì alla popolazione locale di continuare a venerare gli spiriti nat che oggi, quasi dimenticati, sono allineati dietro tristi teche di vetro.

Nyaung U: pagoda Schwezigon [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Nyaung U: pagoda Schwezigon [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Ammiriamo un imponente serpentone di metallo e lasciamo la pagoda Shwezigon per andare in cerca della “grotta di Kyansittha” (Kyansittha Umin), un edificio sacro completamente decorato con affreschi antichissimi, nell’oscurità distinguiamo i dipinti dei soldati mongoli che invasero la Birmania nel XIII secolo, riconoscibili per i loro curiosi copricapi a scodella rovesciata.

Nyaung U: dipinti nel tempio Kyansittha Umin [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Nyaung U: dipinti nel tempio Kyansittha Umin [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
In calesse raggiungiamo la vecchia Bagan e ci fermiamo a mangiare in una locanda che di turisti non ne vede certamente molti (Uncle Lay Restaurant). Un giovanotto si fa in quattro per portarci il menu e aiutarci nella scelta, mentre la madre, in un locale sul retro dedica tutta sé stessa per renderci il pranzo il più appetitoso possibile. Inutile dire che per pochi kyat è stato uno degli spuntini più graditi che rimarrà sempre nel nostro ricordo.

Old Bagan: Uncle Lay Restaurant [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Old Bagan: Uncle Lay Restaurant [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Dopo pranzo ci dedichiamo all’esplorazione di alcuni templi poco distanti: Gubyaukgiy Paya con le innumerevoli scene di jataka, i racconti che narrano le vite precedenti del Buddha. e Htilominlo Paya con i feroci orchi kirtimukka a guardia del tempio con le loro poderose zanne da cui fuoriescono fiori di loto. Ma chi era Htilominlo? Il più giovane dei cinque figli di Narapasitithu che nel XIII secolo divenne re quando l’ombrello bianco posto di fronte ai cinque fratelli oscillò verso di lui che per riconoscenza eresse il tempio.

Old Bagan [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Old Bagan [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]

Old Bagan [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Old Bagan [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Nel tardo pomeriggio raggiungiamo Bupaya, uno dei luoghi più famosi di Bagan con l’immenso stupa dorato che si affaccia sull’Irrawaddy.

Old Bagan: Bupaya [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Old Bagan: Bupaya [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Non resistiamo all’invito di bere un aperitivo godendo del tramonto sul fiume a bordo di una piccola imbarcazione locale.

Tramonto sull'Irrawaddy [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Tramonto sull’Irrawaddy [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Tornati in albergo prenotiamo quattro calessi per il giorno successivo, forse un po’ scomodi ma molto più romantici degli ormai più usati taxi e pulmini con conducenti. Il mio vetturino racconta che prima erano in moltissimi a fare questo mestiere, oggi ne è rimasto un centinaio. Lui è uno dei pochi a parlare inglese, il che ovviamente lo aiuta.

Calesse a Bagan [Foto: GotellGo, CC BY NC ND]
Calesse a Bagan [Foto: GotellGo, CC BY NC ND]
Sarà una giornata memorabile per noi otto signore in Myanmar sballonzolate lungo le stradine sterrate delle campagne di Bagan. Iniziamo la giornata facendoci portare alla moderna Bagan Tower dalla quale si gode un meraviglioso panorama a 360° su decine e decine di templi e pagode immersi nel verde (biglietto per l’ascensore, 5 dollari).

Gli stupa di Bagan visti dalla Torre di Bagan [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Gli stupa di Bagan visti dalla Torre di Bagan [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Nonostante il terremoto del 2016 abbia provocato numerosi danni, i nuclei più antichi degli edifici hanno resistito, mentre le distruzioni maggiori hanno riguardato i pessimi restauri effettuati dal regime alla fine del secolo scorso. Oggi però, per questioni di sicurezza non è più possibile salire sui templi e quindi la Bagan Tower è la soluzione migliore per godere di una vista d’insieme.

I quattro vetturini ci portano quindi a visitare il villaggio di Minnanthu, dove alcune famiglie vivono di antiche attività tradizionali.

Anziana nel villaggio di Minnanthu [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]el villaggio di Minnanthu [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Anziana nel villaggio di Minnanthu [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]el villaggio di Minnanthu [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Laccatrice nel villaggio di Minnanthu [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Laccatrice nel villaggio di Minnanthu [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
In Europa, un villaggio di questo tipo sarebbe diventato un ecomuseo a pagamento, in Birmania c’è ancora molta genuinità, anche se naturalmente i laboratori artigianali sono sovvenzionati dai turisti di passaggio, lieti di fare piccoli acquisti o dare offerte agli artigiani che esibiscono le loro capacità nel produrre lacche, tessuti, thanaka e olio di sesamo.

Taglio del bambù nel villaggio di Minnanthu [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Taglio del bambù nel villaggio di Minnanthu [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
All’interno di ogni casa di bambù è rigorosamente appeso il ritratto del generale Aung San.

Il Generale Aung San [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Il Generale Aung San [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Per pranzo decidiamo, sotto gli occhi increduli dei nostri cocchieri, di tornare nella stessa locanda del giorno precedente e quando mamma e figlio ci riconoscono ci accolgono con un gran sorriso.

Di pomeriggio proseguiamo con la visita di altri templi (Mingalazedi, Sulamani, Nandamanya Paya, Thambula Paya), ognuno con le proprie caratteristiche, le proprie storie, il proprio Buddha unico e speciale.

Ora siamo attratti dal dipinto di un grosso elefante, ora da un enorme Buddha che visto da un lato è triste mentre dall’altro sorride, ora da un coloratissimo Buddha di una quindicina di metri sdraiato all’interno di una stretta e lunga grotta.

Old Bagan [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Old Bagan [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Old Bagan, Buddha stante [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Old Bagan, Buddha stante [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Old Bagan, Buddha disteso [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Old Bagan, Buddha disteso [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Anche il tempio più sperduto è custodito da qualcuno, fiero di accompagnarci nell’esplorazione del monumento e di metterci a conoscenza dei suoi segreti.

Ovunque anziani, giovani e bambini cercano di venderci tessuti, dipinti, lacche, intagli, borsette, campanellini e i nostri zaini diventano più pesanti di ora in ora.

Old Bagan [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Old Bagan [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Abbiamo trascorso due giornate eccezionali a Bagan. Tornate in albergo, con il buio, accendiamo un lumino e facciamo volare la lanterna che avevamo acquistato al mercatino di Kalaw in occasione della festa delle luci. La lanterna vola altissima in cielo e porta con sé i ricordi di questo viaggio meraviglioso e denso di emozioni che ci ha legato per sempre.

Lancio di lanterna all'Umbra Bagan [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Lancio di lanterna all’Umbra Bagan [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Di buonora, la mattina successiva, il puntualissimo Kaung ci viene a riprendere con il suo pulmino. Ci aspetta una lunga giornata di viaggio per raggiungere l’aeroporto di Yangon. Prima tappa, il celebre Santuario del Mount Popa, con i suoi coloratissimi Nat venerati ogni anno da migliaia di pellegrini.

Nyaung U: pagoda Schwezigon [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Nyaung U: pagoda Schwezigon [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Saliamo i 777 gradini in compagnia di scimmie dispettose, operatori che puliscono le scale dai loro escrementi (ovviamente, le scarpe le abbiamo dovute lasciare alla base), monaci buddisti e pellegrini che chiedono di essere fotografati insieme a noi.

Scimmia al Mount Popa [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Scimmia al Mount Popa [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
In cima ci ritroviamo in un labirinto di tempietti e stupa dove Buddha, Nat e scimmie convivono tranquillamente.

Santuario del Monte Popa [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Santuario del Monte Popa [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Ci rimettiamo in marcia, fermandoci un paio di volte negli autogrill locali, uno di essi propone pasticceria francese e inglese. Nei pressi sono collocati immancabilmente mercati pieni di leccornie e curiosità: , anatre in padella, miele, frutta, tamarindo, betel…

Autogrill tra Bagan e Yangon [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Autogrill tra Bagan e Yangon [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Venditore di anatre in padella [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Venditore di anatre in padella [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
È ormai buio e ci fermiamo alla periferia di Yangon. Kaung è fiero di portarci a cena in un ristorante cinese frequentato da giovani e animato da un gruppo che si diletta nel suonare musica rock birmana. Degna fine di un viaggio eccezionale e indimenticabile.

Prima del’imbarco distribuisco alle mie compagne di viaggio delle Piyt Taing Daung acquistate in una delle bancarelle al Santuario del Monte Popa: sono delle bamboline birmane in cartapesta somiglianti a delle piccole uova di Pasqua, col viso sorridente. Pur se colpite, rimangono sempre in piedi. Il loro nome significa: “Resta su, qualunque cosa ti venga lanciata”. Le leghiamo insieme e le facciamo girare come trottole…

Piyt Taing Daung birmane in cartapesta [Foto: GoTellgo, CC BY NC ND]
Piyt Taing Daung birmane in cartapesta [Foto: GoTellgo, CC BY NC ND]
[Maria Teresa Natale, travel designer] [1-3 novembre 2018]

DIARIO DI VIAGGIO COMPLETO

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