Myanmar: gita a Pindaya tra ragni, principi, principesse e Buddha

Lasciamo Nyaung Shwe di prima mattina, destinazione Mandalay. Prima però continuiamo a esplorare col nostro comodo pulmino lo Stato Shan,  fulcro della giornata il Santuario di Pindaya nel distretto di Taunggy.

Per arrivarci percorriamo una strada meravigliosa e ci immergiamo in un paesaggio rurale novecentesco: decine di carretti trainati da buoi, mandrie che attraversano la strada, campi coltivati a cavoli, distese di peperoncini messi a seccare, giovani che si lavano nei piccoli laghi che costeggiano la strada…

In viaggio verso Pindaya [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
In viaggio verso Pindaya [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Carretti che trasportano cavoli [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Carretti che trasportano cavoli [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Ed eccoci finalmente a Pindaya. Ci fermiamo presso un distributore di benzina per fare rifornimento, una scaletta di legno è decorata con rossi palloni di football che reclamizzano i campionati mondiali già passati di Mosca 2018.

Scendiamo e ci sgranchiamo le gambe ai bordi del tranquillo lago Pone Taloke, alle falde del crinale che ospita la grotta calcarea di Schwe Oo Min, dove i fedeli vengono a rendere omaggio a migliaia di Buddha dorati che occupano ogni anfratto dell’immensa caverna.

All’ingresso, ci facciamo una foto di gruppo davanti a un immenso ragno che protegge l’ingresso.

Il ragno di Pindaya [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Il ragno di Pindaya [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Secondo la leggenda, le sette principesse figlie del Re Deva di Ngwetaung, essendosi attardate a nuotare nel lago Nagadeikhten, non si erano accorte del trascorrere del tempo e col buio si erano nascoste nella caverna della montagna, ignare che questa fosse abitata da un grande ragno malvagio che le imprigionò occludendo l’uscita con un’intricata tela. Il mattino successivo il principe udì le grida delle principesse, si avvicinò alla grotta e rendendosi conto che non era possibile tagliare la tela in tempi brevi, decise di andare in cerca del ragno per affrontalo con arco e frecce. Dopo una strenua lotta il principe uccise il ragno, sciolse la tela e liberò le sette principesse, finendo per sposare la più bella. Va detto che Pindaya deriva da Pinkuya, che significa proprio “la vittoria sul ragno”.

Entriamo all’interno della caverna dopo aver pagato un biglietto e come d’uso esserci tolte le scarpe. Superato l’ingresso non vediamo altro che Buddha, grandi, medi, piccoli, piccolissimi, di legno, di marmo, di stucco, vestiti, la maggior parte nella posizione mudra danavarada, con il palmo della mano sinistra rivolto verso l’alto a simboleggiare l’atto del dono o della compassione.

Il santuario di Pindaya [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Il santuario di Pindaya [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Ci sono moltissimi visitatori, chi incolla una foglia d’oro sulla gamba della statua preferita, chi intona salmi per un gruppo di fedeli, chi prega in un anfratto raggiungibile solo carponi. E’ un’ubriacatura di Buddha, pare che siano più di ottomila, ex voto lasciati dai fedeli negli ultimi duecento anni.

Il santuario di Pindaya [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Il santuario di Pindaya [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
All’uscita compriamo dell’appetitosa frutta di stagione e riprendiamo il viaggio.  Dall’alto il panorama sulla pianura è strepitoso.

Panorama dal santuario di Pindaya [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Panorama dal santuario di Pindaya [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Kaung stavolta ci conduce su una strada diversa, ugualmente bellissima e affascinante per i nostri sguardi avidi di ruralità. Costeggiamo un’azienda agricola e chiediamo di fermarci. All’interno un grande cilindro per il compostaggio, un carretto accanto al quale riposano due buoi, panieri con verdure poste ad essiccare, una contadina shan, dei bambinetti che ci osservano…

Azienda agricola Shan [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Azienda agricola Shan [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Proseguiamo fino a un piccolissimo villaggio dove ci fermiamo a mangiare in una locanda locale. Le sedie e sdraio di bambù sono piccoli gioielli di artigianato.

Sedie e sdraio birmane [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Sedie e sdraio birmane [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Anche il cesso piastrellato con le pedarole vale una foto.

Bagno alla turca [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Bagno alla turca [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Riprendiamo il viaggio e iniziamo a salire. Siamo circondati da montagne bellissime. Poi ridiscendiamo verso un fiume e ci si staglia davanti una grande montagna che assomiglia a un elefante accovacciato con tanto di proboscide e orecchione.

Montagna birmana dalla forma di un elefante [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Montagna birmana dalla forma di un elefante [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
E’ ormai il tardo pomeriggio. Incrociamo decine di carretti trainati da buoi che tornano a casa dopo la giornata di lavoro nei campi.

Non manca molto ormai a Mandalay, però facciamo un’ultima sosta tecnica in un piccolo bar lungo la strada. All’esterno è pieno di tavolini e su ognuno di essi pende una corda elastica alla quale è appesa una civetta con un piccolo accendino. Rimaniamo incantate dall’oggetto. La locandiera ce ne vende qualcuno per pochi spiccioli e ci dice che è stato realizzato nell’India del Sud. Per noi sono dei piccoli tesori…

Civetta reggiaccendino [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Civetta reggiaccendino [Foto: GoTellGo, CC BY NC ND]
Arriviamo in città che è ormai buio e dopo aver attraversato una periferia piuttosto caotica ci avviciniamo al centro dove è collocato il nostro albergo, comodo, anche se un po’ vecchiotto. Ci sciacquiamo e usciamo per cena, a piedi. Nelle immediate vicinanze non c’è molto se non un ristorante locale con una grande giardino. Ci sediamo, ma nessuno parla inglese, l’unica cosa che riusciamo a ottenere è un menù in birmano e cinese. Quando ormai sconsolate pensiamo di dover rinunciare al pasto serale, la più intraprendente di noi (o forse la più affamata) risolve la situazione alzandosi e andando a scegliere direttamente le pietanze esposte in un grande frigorifero al centro della terrazza. E’ bastato aprire lo sportello e indicare al giovane cameriere quali pietanze cucinare: spiedini di pollo, spiedini di patate, verdure arrostite…

La giornata si è conclusa nel migliore dei modi a suon di risate!!!

Link di approfondimento:

[Maria Teresa Natale, travel designer]

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