Quattro passi a Torre Maura

Da quando è stata inaugurata la Metro C mi è venuta un’improvvisa voglia di andare a esplorare le zone a me meno note del quadrante orientale della città: Torre Spaccata, Tor Sapienza, Torre Angela, Torre Maura, Giardinetti, Borghesiana, Pantano. Quartieri che ho sentito nominare tante volte e non so nemmeno se stanno all’interno o all’esterno del Raccordo Anulare.

Anche se oggi fa caldo mi decido, parcheggio il motorino a San Giovanni e mi infilo nella Metro C. È la prima volta che entro nella nuova ala della stazione. Che bella! Scendo con la scala mobile, do un’occhiata veloce alle vetrine con i reperti archeologici (memorizzo che devo tornarci per una passeggiata mirata) e scendo fino a 26 m sottoterra: un’efficace cronologia mi ricorda che sono al livello dell’età preistorica: 450.000-2000 circa a.C. Penso che sarebbe intelligente portarci i bambini delle scuole per fargli capire il concetto di stratigrafia articolata nel tempo.

Aspetto qualche minuto, per ora la metro passa ogni quarto d’ora, e finalmente entro nel vagone. Mi fa un po’ impressione che non ci sia il guidatore e che tutto è automatizzato. Una signora sente una voce dall’altoparlante che dice “Lodi Station” e dice al marito: “Lodi si dice Stescion in inglese?”.

Osservo l’elenco delle fermate e decido di scendere a Torre Maura. Perché proprio Torre Maura? Perché adoro le Isole di Marco Lodoli e lui ne ha dedicate diverse a questo quartiere dove insegna. La raggiungo in poco meno di venti minuti e scendo in una stazione che sa di nuovo e pulito.

La stazione della Metro C Torre Maura

Do uno sguardo rapido a una cartina e mi rendo conto che il quartiere è diviso in due dalla Casilina. Decido di esplorare la parte a sinistra, quella che ha le vie intitolate agli uccelli: Via delle Canapiglie, Via dell’Usignolo, Via dei Pivieri, Via dei Canarini, Via dei Tordi e così via. Di uccelli però incontro giusto qualche passerotto e un merlo. Pochi passi e i muri iniziano a parlare: “Contro ogni autorità, Torre Maura occupata”. Approfondirò: il tema della casa è onnipresente a Roma.

Mi infilo in un condominio moderno che costeggia Via Giglioli e inaspettatamente vedo che ospita un centro anziani. La bacheca esterna avvisa che il 16 giugno qui si terrà la “Corrida: dilettanti allo sbaraglio” e che “Il vincitore verrà premiato con un coppo dipinto a mano dallo scultore Franco Catà”. Dietro l’angolo un’odiosa scritta sul muro: “Fuori i negri”. Eppure finora non ho avuto l’impressione di un quartiere che ospiti tanti extracomunitari di colore. Sarà perché sono le 14,30, sarà perché fanno 28 gradi e l’aria è afosissima, non s’incontrano che pochi passanti.

Proseguo lungo Via Giglioli. Vengo attirata da una vetrina con grandi lettere adesive: “Orto di quartiere: frutta e verdura dal produttore al consumatore”. Mi volto e un cancello aperto invita a entrare in un bellissimo giardino pieno di ulivi, alberi da frutta e ortaggi. È un vero e proprio orto botanico. Un pannello spiega che è il risultato del progetto Gigli e Giglioli curato da associazioni no profit locali in collaborazione con l’Orto Botanico della vicina Tor Vergata.

Torre Maura. Orto botanico Gigli e Giglioli
Torre Maura. Orto botanico Gigli e Giglioli

Proseguo e in Via delle Averle mi attirano alcuni murales sulle pareti di un centro sociale che sembra abbandonato o sgomberato: “Padroni di nulla, pedoni di nessuno”, “Insuscettibile di ravvedimento”, “Per l’anarchia”. Due draghi a forma di serpente sorvegliano la solitudine dell’edificio.

Raggiungo un grande piazzale pieno di auto, in un angolo scorgo un’edicola con la Madonna del Divino Amore di recente fattura. Sono al limitare del quartiere: una recinzione purtroppo mi impedisce di proseguire la passeggiata nella vasta area agricola costellata di balle di fieno arrotolate. Attraverso la rete scorgo in lontananza sei arcate di acquedottto (quale sarà degli undici che alimentavano Roma?).

Ruderi di Acquedotto nella Tenuta della Mistica
Ruderi di Acquedotto nella Tenuta della Mistica

Imbocco Via dei Ruderi di Casa Calda e superato l’incrocio con Via Walter Tobagi – ripenso al giornalista barbaramente ucciso dai brigatisti negli anni Ottanta – scorgo i ruderi di una torre mozza e di un casale medievale in piena campagna romana. Imbocco Via dei Pivieri, sul muro alcune scritte sconce e una simpatica “Bella come una Peroni da 66”.

Un cilindro, due parallelepipedi e un campanile indicano la presenza di una chiesa. Mi avvicino, è la Parrocchia Nostra Signora del Suffragio Sant’Agostino di Canterbury. Entro nel giardino. La chiesa purtroppo è chiusa, alcuni bambini si stanno impegnando in una caccia al tesoro.

Torre Maura. Parrocchia Nostra Signora del Suffragio Sant’Agostino di Canterbury
Torre Maura. Parrocchia Nostra Signora del Suffragio Sant’Agostino di Canterbury

Oltre la chiesa, al di là di Via Tobagi, svettano i due edifici che ospitano il Punto Luce Save The Children presso il quale bambini e ragazzi svolgono laboratori e attività gratuite.

Continuo a camminare a caso tra le viuzze intitolate agli uccelli e incrocio Via del Passero solitario (poco dopo incontrerò una scuola intitolata a Giacomo Leopardi). Passeggio tra basse casette dai colori pastello, alcune hanno la cortina, altre i tetti a spiovente, molte hanno dei giardinetti, l’atmosfera è tranquilla e piuttosto silenziosa.

Raggiungo il corso di Torre Maura, Via dei Colombi, e finalmente vedo un po’ di movimento: bar, negozi, servizi, un forno del 1964, una macelleria che vende anche pane, un alimentari rumeno, alcune scuole. Una signora parcheggia l’auto e scendendo maledice “i mortacci” per l’aria condizionata!!!

Ho terminato il giro e mi ritrovo nuovamente sulla Casilina. Fa troppo caldo per esplorare il versante opposto. Sarà per la prossima volta. Mi incammino per tornare alla metro. Costeggio i binari del vecchio trenino ormai inutilizzati e invasi da erbacce e immondizie. Chissà se vi è qualche progetto di trasformare il tracciato in pista ciclabile?

I binari del trenino dismesso lungo la Via Casilina
I binari del trenino dismesso lungo la Via Casilina

Per oggi è abbastanza. Riprendo la metro in direzione del centro. A casa riprendo le Isole di Marco Lodoli e rileggo alcune righe di un brano: “Forse non c’è punto della città più intenso di un altro: ci siamo noi e le cose che abbiamo davanti agli occhi e che poi stanno dentro all’anima”. Non ero mai stata a Torre Maura, non sono rimasta delusa dalla mia passeggiata.

[Maria Teresa Natale, 22 giugno 2018]

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