Roma: Toponomastica della Resistenza, toponomastica della Liberazione

In questo post la nostra attenzione sarà concentrata in prevalenza sugli eventi relativi alla Resistenza italiana, poiché siamo a ridosso del 25 aprile. Naturalmente l’excursus toponomastico potrebbe essere molto più ampio, approfondiremo poi.

Premesso che la toponomastica è già di per sé un modo per mantenere viva la memoria di eventi e personaggi significativi per la vita civile, ancora più significativa è l’assegnazione di un toponimo quando si tratta di eventi storici drammatici che hanno visto messi in discussione, quando non addirittura soppressi e repressi, i diritti civili e umani fondamentali. Inoltre, non di rado capita poi che la nuova nomenclatura stradale dia adito a polemiche e contrapposizioni politiche, e ciò è accaduto nel nostro paese relativamente alla nostra storia recente: al Ventennio fascista, alla Seconda Guerra Mondiale e alla Guerra di Liberazione in particolare. Celebrazioni o deprecazioni si sovrappongono,  le faziosità inaspriscono lo scontro, segno che certe lacerazioni della Storia ancora faticano a rimarginarsi.

È interessante constatare che la toponomastica dedicata agli eventi che accaddero grossomodo fra 1943 e 1945 si sviluppa nelle zone più periferiche della città, di nuova urbanizzazione, mentre la memoria degli eventi più lontani cronologicamente (ma ugualmente importanti e/o drammatici) è collocata nelle zone più centrali. La Roma che si è sviluppata dopo il 1870 era, naturalmente, una città completamente diversa da quella degli anni Venti del Novecento, a sua volta diversa da quella della ricostruzione post bellica, dopo il 1945.

Affermazione in parte ovvia: la città si espande e si trasforma, nel frattempo accadono i fatti, e la nuova toponomastica della nuova città tende a ricordare quelli più recenti. Ma non è detto che ad ogni fatto importante segua immediatamente una dedicazione stradale. Anzi, talvolta i fatti stentano a ottenere il giusto riconoscimento storico e a entrare di conseguenza nella coscienza collettiva. Pertanto è importante verificare quando il toponimo è stato assegnato: subito dopo l’evento? Poco tempo dopo? Oppure molto tempo dopo?

La datazione, infatti, ci dice molto circa la mentalità che ha reso possibile quella nomenclatura: se c’erano o meno le condizioni politiche, se l’evento è stato percepito immediatamente come degno di essere ricordato, o meno; e se sì, perché; e se no, perché. Altresì è importante sapere se e come la toponomastica è stata cambiata; e se sì, a scapito di chi e a vantaggio di chi altro.

Caliamoci dunque nelle strade della memoria.

Iniziamo dai protagonisti della Resistenza con Piazzale dei Partigiani (zona Ostiense), chiamato “Piazzale Adolfo Hitler” fino al 2 febbraio 1945; esso riceve la nuova denominazione a guerra non ancora finita, ad Italia ancora non definitivamente liberata, e prima che Hitler si suicidasse nel suo bunker di Berlino, il 30 aprile successivo. Con la medesima delibera, insieme al nuovo Piazzale anche gli altri toponimi che fino ad allora celebravano i nomi, i luoghi e le istituzioni del Ventennio vengono mutati, e riassegnati in senso radicalmente opposto, dedicati ai sindacalisti e alle figure politiche vittime del fascismo.

Piazzale dei Partigiani nella Carta "Roma 1960", Guida Monaci
Piazzale dei Partigiani nella Carta “Roma 1960”, Guida Monaci

Largo dei Caduti della Montagnola (fra via Cristoforo Colombo e Via Laurentina) ricorda i civili romani e i militari italiani che, alle prime ore del 10 settembre 1943, combatterono per contenere, ma invano, l’ingresso degli eserciti invasori tedeschi. Le vittime furono in tutto 53. Il toponimo è assegnato nel 1965, andando a sostituire quello di Piazza Valvisciolo, antica abbazia laziale.

Piazza dei Caduti della Montagnola, in Carta di 'Roma e il raccordo anulare', Edizioni cartografiche Lozzi
Piazza dei Caduti della Montagnola, in Carta di ‘Roma e il raccordo anulare’, Edizioni cartografiche Lozzi

Come noto, nelle stesse ore i combattimenti contro i tedeschi si svolgevano in ordine sparso in diversi quartieri di Roma. Anche a Porta San Paolo (alla fine di Via Marmorata e al principio della Via Ostiense) infuriò una battaglia che tuttavia non poté evitare il peggio: i civili e militari italiani dovettero capitolare, e sappiamo poi cosa successe dopo. Ma il 27 dicembre 1945, a conflitto appena finito, si avvertì l’urgenza di fissare subito la memoria di quanto accaduto, e accanto alla Piazza di Porta San Paolo si istituirono la Via Raffaele Persichetti, a ricordo dell’eroico giovane insegnante che perse la vita in quelle ore cruciali, e il Largo Enzo Fioritto, carrista morto nella medesima occasione (in fondo a Viale Giotto). A pochi passi, il Parco della Resistenza dell’8 settembre, il cui toponimo è assegnato nel novembre 1949, e altre varie targhe commemorative.

Piazza di Porta San Paolo e il Parco della Resistenza dell'8 settembre nella Carta "Roma 1960", Guida Monaci
Piazza di Porta San Paolo e il Parco della Resistenza dell’8 settembre nella Carta “Roma 1960”, Guida Monaci

Il sacrificio di tutte queste vittime sarà inoltre ricordato nella toponomastica “onnicomprensiva” di Viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione e di Viale dei Caduti per la Resistenza, assegnati con la medesima delibera nel 1970 in una zona che vede assegnati diversi altri toponimi dedicati ad altri eroi e martiri di guerra (zona Pontina-Vallerano).

In questa ottica, interessante il toponimo di Largo dei Caduti di El Alamein (Cinecittà, nei pressi di Via di Torre spaccata): istituito nel 1985, esso riporta la battaglia svoltasi più di 40 anni prima (23 ottobre-5 novembre 1942) quando l’Italia fascista ancora combatteva al fianco della Germania hitleriana, in un contesto storico e politico radicalmente diverso da quello successivo all’8 settembre 1943. Fra le sabbie desertiche di El Alamein le forze italo-tedesche persero rovinosamente e tragicamente contro gli eserciti britannici, e la sconfitta segnò di fatto l’inizio dell’irreversibile crisi militare dell’Asse, ormai inevitabilmente destinata a perdere il conflitto.

Largo Caduti di El Alamein, in Carta di 'Roma e il raccordo anulare', Edizioni cartografiche Lozzi
Largo Caduti di El Alamein, in Carta di ‘Roma e il raccordo anulare’, Edizioni cartografiche Lozzi

La strada verso la pace però sarebbe stata ancora lunga, dolorosamente e tragicamente lunga. E ne seppero qualcosa tutti i perseguitati e i massacrati:  Via dei Martiri della Deportazione (località Mezzocamino) è creata nel 1970, dedicata a tutte le vittime delle deportazioni durante il secondo conflitto mondiale.  Largo dei Martiri delle Fosse Ardeatine (Via Ardeatina) viene istituito nel 1958, a ricordo dei 335 cittadini romani uccisi dai nazisti il 24 marzo 1944, per rappresaglia in seguito all’azione partigiana del giorno prima, in via Rasella, durante la quale morirono 33 soldati altoatesini. Il toponimo viene assegnato a pochi anni di distanza dalla realizzazione del Mausoleo realizzato lungo la Via Ardeatina in memoria delle 335 vittime dell’eccidio (itinerario didattico per le scuole). Interessante notare come alla denominazione comune di “cave” ardeatine (perché qui appunto erano cave per materiali da costruzione) dopo la scoperta del massacro si sia sostituita la dicitura di “fosse” ardeatine, a sottolineare la luttuosità di un evento che ha segnato irreversibilmente il territorio.

Largo dei Martiri delle Fosse Ardeatine, in Carta di 'Roma e il raccordo anulare', Edizioni cartografiche Lozzi
Largo dei Martiri delle Fosse Ardeatine, in Carta di ‘Roma e il raccordo anulare’, Edizioni cartografiche Lozzi

La Guerra di Liberazione sarebbe stata ancora durissima e tragica: incontriamo ancora memorie dedicate a vittime civili in Via dei Martiri di Marzabotto (toponimo del 1970, in località Mezzocamino), ricordo dell’eccidio dell’autunno del 1944 quando l’esercito tedesco, in ritirata dal sud verso il nord Italia, risaliva facendo terra bruciata di quanto trovava sul proprio cammino. In quell’occasione la ferocia nazista fece sterminio delle popolazioni dei comuni di Marzabotto, Grinzana Morandi e Monzuno, in provincia di Bologna. Al comando del feldmaresciallo Albert Kesselring e del maggiore Walter Reder i militari tedeschi, e insieme a loro anche alcuni italiani fascisti, massacrarono complessivamente quasi 2000 civili; un triste conteggio a cui ancora oggi si aggiungono dati e informazioni, poiché per fortuna numerose sono le iniziative ufficiali e gli studi che ricordano quei fatti.

Anche l’intitolazione del Largo Martiri di Pietralata (nel quartiere di Pietralata) è tardiva rispetto agli eventi: essa infatti viene istituita nel 1997 in ricordo dei 9 partigiani romani trucidati dai tedeschi il 23 ottobre 1943 (l’occupazione tedesca della città è iniziata da poco più di un mese e mezzo) in seguito all’assalto della caserma del Forte Tiburtina.

Largo Martiri di Pietralata, in Carta di 'Roma e il raccordo anulare', Edizioni cartografiche Lozzi
Largo Martiri di Pietralata, in Carta di ‘Roma e il raccordo anulare’, Edizioni cartografiche Lozzi

Il Piazzale dei militari caduti nei lager (zona Tor Pagnotta) è dedicato nel 1980 a tutti i militari uccisi nei lager. Intuitivo, ma necessario.

Piazzale dei Caduti nel Lager, in Carta di 'Roma e il raccordo anulare', Edizioni cartografiche Lozzi
Piazzale dei Caduti nel Lager, in Carta di ‘Roma e il raccordo anulare’, Edizioni cartografiche Lozzi

Toponimi immediati e toponimi tardivi, come si vede.

Presumiamo che queste difformità abbiano spiegazioni articolate, ciascuna a seconda dei fatti ricordati e del periodo in cui se ne stabilisce il toponimo. Non ci allarghiamo qui in tentativi da saggio di storia, ma possiamo azzardare qualche ipotesi: nel caso di intitolazioni rapide, contribuirono la forte risonanza che alcuni eventi ebbero già poco dopo i fatti, e poi la Liberazione a distanza di pochi mesi. Nel caso di intitolazioni più “lente”, bisognava forse attendere il maturare nei decenni di una sempre maggiore consapevolezza storica, di un sempre crescente interesse per le “microstorie” e di un conseguente approfondimento degli studi e delle ricerche al riguardo. Grazie anche alle testimonianze degli ormai pochi superstiti ancora in vita, si raccolgono notizie che ci raccontano di piccoli episodi locali, su scala “di quartiere”. Cresce il bisogno di far emergere e di riconoscere come importanti anche quei piccoli momenti che, pur non trovandosi sui libri di storia, la Storia però l’hanno fatta, essendo spesso la Storia collettiva la somma di tante piccole storie individuali.

Via dei Martiri portuensi invece, mi ha tratta in inganno: niente a che vedere con la Seconda Guerra Mondiale, ne siamo lontanissimi. Qui infatti la via è dedicata ai martiri Simplicio, Faustino e Beatrice, cristiani vittime delle persecuzioni di età dioclezianea (III sec. d.C.). Anche a loro, però, è stato giusto dedicare un pensiero. Il toponimo è del 1934.

I fatti accaduti durante la Seconda Guerra Mondiale in Istria e Dalmazia sono stati a lungo dimenticati, o sommariamente ricostruiti e superficialmente ricordati. E di conseguenza male interpretati, alla luce di contrapposizioni politiche anacronistiche e inutili (foibe vs campi di concentramento, fascisti vs comunisti, e così via dicendo) in una logica di torti e ragioni tutti da una parte o tutti dall’altra, secondo un’ottica miope, grossolana e, soprattutto, non corrispondente ai fatti storici. Il quartiere Giuliano-Dalmata (a ridosso della Via Laurentina) conserva nella toponomastica e nella memoria di chi visse quei fatti e ancora oggi abita quelle vie, il ricordo dell’esodo che, fra 1943 e fine anni Cinauanta, coinvolse le popolazioni della penisola istriana e di alcune aree dell’ex Jugoslavia. Si trattò di una migrazione massa forzata, fatto un’espulsione, seguita da uccisioni sommarie di popoli interi, non solo di italiani, e la denominazione del Largo Vittime delle Foibe istriane (assegnata nel 1996, con l’aggiunta della specificazione “istriane” nel 1998; siamo lungo la via Laurentina) intende giustamente coinvolgere nel ricordo tutte le vittime, non privilegiando nessuna appartenenza etnica (se così si può dire) a scapito di altre.

Largo Vittime delle Foibe, in Carta di 'Roma e il raccordo anulare', Edizioni cartografiche Lozzi
Largo Vittime delle Foibe, in Carta di ‘Roma e il raccordo anulare’, Edizioni cartografiche Lozzi

Infine la Via dei Caduti senza Croce e il Largo dei Caduti senza la Croce (qui con articolo in più rispetto alla via; siamo lungo Viale Marconi), istituiti nel 1990, sono la materializzazione di un ricordo tenace giustamente rivolto anche a tutti coloro di cui non è stato possibile rintracciare i nomi.

Via dei Caduti senza Croce, in Carta di 'Roma e il raccordo anulare', Edizioni cartografiche Lozzi
Via dei Caduti senza Croce, in Carta di ‘Roma e il raccordo anulare’, Edizioni cartografiche Lozzi

La toponomastica è dunque uno dei modi migliori per ricordare eventi e personaggi che hanno fatto la nostra storia e la nostra coscienza civile. Dunque a Roma non mancano anche strade e piazze dedicate ai caduti sul lavoro, alle vittime del terrorismo e delle mafie (al plurale, ahimé), ai genocidi della martoriata Africa, e così oltre, ma riprenderemo questi argomenti più in là.

[Chiara Morabito, storica dell’arte e guida turistica, 24 aprile 2020]

 

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