Una passeggiata tra i quartieri Tre Fontane, Ottavo Colle, Roma70, Grotta Perfetta

13 aprile 2014: oggi è la Giornata della mobilità  culturale organizzata dal Municipio VIII di Roma. Tante le associazioni che hanno aderito, proponendo percorsi più  o meno brevi in tutto il territorio municipale: dall’Appia alla Garbatella, da Ostiense a Tor Marancia. Noi dell’Associazione GoTellGo, nell’ambito del progetto APPasseggio, accogliendo un suggerimento del Presidente della Commissione Cultura Flavio Conia e del Presidente della Commissione Urbanistica Antonella Melito, abbiamo proposto una passeggiata poco nota agli amanti del trekking urbano, con l’intento di esplorare le zone verdi ed edificate tra via Laurentina e via di Grotta Perfetta.

Com’è nel nostro stile, il punto d’incontro dei nostri passeggiatori deve essere sempre in un luogo significativo e possibilmente bello. Abbiamo scelto l’Abbazia delle Tre Fontane, cui si accede da Via delle Acque Salvie, all’incrocio con la Laurentina. Sono le 9,30. Ecco i primi arrivati, cui si aggiungerà qualche ritardatario. Partiamo in diciotto.

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Dedichiamo la prima mezz’ora della nostra passeggiata alla visita del complesso abbaziale che costeggia la via Laurentina. Sin da epoca paleocristiana, il drenaggio delle acque che sgorgavano dalle sorgenti locali era scarso e l’area era acquitrinosa e malarica. Le acque sorgive erano note come Acque Salvie. Secondo la tradizione, qui sarebbero nate tre sorgenti a seguito della decapitazione di San Paolo, avvenuta in quest’area il 29 giugno del 67 d.C. L’acqua sarebbe fuoriuscita nei punti in cui la testa del santo aveva toccato terra e per conseguenza, successivamente, sarebbe qui sorto il complesso abbaziale di cui facevano parte tre chiese. Nel 1140, Innocenzo II affidò i terreni ai monaci cistercensi di Bernardo di Chiaravalle che ricostruirono il complesso.

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I monaci gestivano un’area di 400 ettari, con orti, campi di foraggio, vigne, allevamenti di bovini, arnie. A loro si deve la piantatura di 50,000 eucalypti, alberi di rapida crescita e potere assorbente, che si pensava potessero essere strategici nell’opera di bonifica e prosciugamento dei terreni umidi. I cistercensi abbandonarono il complesso ai primi dell’Ottocento per disposizione napoleonica. Per volere di Pio IX la gestione passò poi ai frati frappisti. Durante il fascismo, parte dei terreni (70 ettari) venne espropriata per la realizzazione dell’E42.

I padri frappisti gestiscono una piccola bottega presso cui è possibile acquistare le loro produzioni.

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Attraversiamo il cosiddetto Arco di Carlo Magno.

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Ci troviamo di fronte alla Basilica dedicata ai SS. Vincenzo e Anastasio (XII secolo, detta anche “Bernardina”). E’ la domenica delle palme. Molti di noi ne approfittano per infilare un rametto d’ulivo nello zainetto.

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Uccellini di tutti i tipi cantano tra gli alberi che arredano e circondano il cortile. In lontananza, si associa al canto un cuculo solitario.

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A destra della basilica, si erge la Chiesa di S. Maria Scala Coeli, a pianta ottagonale, con cupola e lanterna in stile rinascimentale.

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Disegnata dal Vignola e realizzata da Giacomo della Porta nel 1583, sorse dove vennero martirizzati San Zenone e altri 10203 soldati romani di fede cristiana durante l’impero di Diocleziano.

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Attraverso una scala interna, scendiamo alla cripta. Qui secondo la tradizione, venne imprigionato S. Paolo. Qui S. Bernardo ebbe la visione delle anime del Purgatorio che salivano al Paradiso.

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Lasciamo l’edificio e ci dirigiamo, al termine di un vialetto, alla chiesa dedicata alle tre fonti che sgorgarono dopo il martirio di S. Paolo. Venne realizzata su un precedente oratorio del VII secolo da Giacomo della Porta nel 1599, su commissione del cardinale Aldobrandini. Le fonti vennero chiuse nel 1950.
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Ci dirigiamo verso l’uscita, costeggiando il lato posteriore della basilica duecentesca.
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I sacerdoti e i fedeli hanno lasciato l’atrio e sono entrati in chiesa per proseguire la funzione. Ci affacciamo anche noi nella chiesa romanica, sobria e spoglia.
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Ripercorriamo all’indietro via delle Acque Salvie, imbocchiamo la Laurentina e ci dirigiamo verso via del Serafico.
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Attraversiamo delle strisce che finiscono nelle aiuole.
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Ci infiliamo in un viottolo e raggiungiamo via Andrea Del Castagno. Siamo a Ottavo Colle con i suoi complessi circolari, meglio note come Tre Fontane Nord.
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Uno dei camminatori, che per mestiere vende immobili, ci dice che qui le case costano molto.
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Giuseppina Granito, una partecipante alla passeggiata, ci fornisce un approndimento: “Nel 1989, la Cpdel – Cassa per le pensioni dei dipendenti degli enti locali, divenuta poi Inpdap e oggi Inps – commissiona allo studio di architettura Passarelli, il progetto per la realizzazione di un centro direzionale in zona  Eur Tre Fontane, nei pressi dell’omonima Abbazia. Oggetto del piano oltre agli smisurati palazzi per gli uffici, in cui concentrare tutte le funzioni e i numerosi dipendenti dell’ente, sono gli appartamenti per i funzionari, a pochi metri dal luogo di lavoro. E’ così che all’inizio degli anni Novanta, nasce il nuovo quartiere denominato “Tre Fontane nord”, che si sviluppa nell’area racchiusa tra viale del Tintoretto e viale Aldo Ballarin. Tale superficie, fu destinata dal Prg di Roma del 1962 a edilizia residenziale privata e acquistata nel 1963 dal Ministero del Tesoro – di cui la Cpdel è parte integrante – che propose un Piano particolareggiato al Comune redatto con la consulenza di Richard Neutra, architetto austriaco tra i maggiori del Novecento, particolarmente attento al rapporto con il paesaggio e a tutti gli elementi che caratterizzano la configurazione finale di una casa quali la luce, gli odori, la ventilazione, la disposizione degli arredi, il suo inserimento nell’ambiente circostante. La previsione del progetto era per 10 mila nuovi abitanti e il piano di costruzione del comprensorio Tre Fontane, distinto nei sub-comprensori sud e nord, prevedeva la realizzazione di numerosi servizi a dotazione del centro residenziale da realizzare in parte sui terreni ceduti a titolo gratuito dalla Cpdel (cessioni 1976). Erano previsti nel sub comprensorio nord: un parco pubblico, un centro commerciale, un centro sanitario, la scuola elementare, materna, superiore, un centro culturale assistenziale e verde attrezzato per lo sport e per il gioco. Tra i pochi servizi realizzati ci sono la scuola elementare di  25 aule e la scuola Materna di tre aule site in via del Tintoretto. I grandi insediamenti residenziali a impianto circolare, danno una forte connotazione a questa parte del quartiere e sembrano riprendere suggestioni dell’architettura proposta nella Repubblica di Weimar, in cui Bruno Taut progettò tra il 1925 e il 1931 l’Hufeisensiedlung, edificio a forma di ferro di cavallo nel quartiere periferico berlinese di Britz. Come nei moderni edifici ad anfiteatro delle Tre Fontane, al centro della stecca di Taut c’è un’area verde, a simboleggiare l’attenzione posta alla vita sociale e comunitaria degli abitanti. Non estraneo alla realizzazione del quartiere, è anche il progetto della non lontana Vigna Murata, novità  urbanistica per Roma, nella cui progettazione Gianfranco Moneta si è posto il problema di una diversa immagine urbana e di un diverso rapporto con la storia, proponendo edifici dal “segno continuo circolare”, che rievocano le cinte murarie delle antiche città  italiane”.

Giriamo intorno al complesso e proseguendo nel verde costeggiamo la Chiesa di  Jose Marí­a Escrivá. Eretta tra il 1994 e il 1996 su progetto dell’architetto Santiago Hernandez, venne intitolata al fondatore dell’Opus Dei. Il 10 marzo 1996 Giovanni Paolo II vi celebrò la dedicazione liturgica.

In lontananza, si stagliano gli edifici che ospitano Equitalia e l’INPS.
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Proseguiamo nella nostra passeggiata, tra i sentieri di Tre Fontane Nord. La passeggiata nel verde è piacevole, i prati sono ricchi di papaveri e margherite bianche e gialle.
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Sulle mura della scuola elementare la scritta “spegni il mutuo accendi la banca” fa ricordare a qualcuno che di fronte, in via Baldovinetti, fino a poco tempo fa c’erano ben otto banche e che la gente va da quel lato a fare la spesa, perché da questa parte non vi sono servizi.

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Nel prato. soffioni giganti sembrano mettersi in posa per farsi fotografare. Nessuno avrebbe il coraggio di soffiarli per quanto sono belli.

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Ed ecco il “Corviale di lusso“. Un ennesimo complesso circolare, con una circonferenza di 600 metri.
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Per raggiungere i Granai, non possiamo tagliare, ma dobbiamo riprendere Via del Serafico e poi imboccare via Bianchini. Qualcuno ricorda che nel 2001, nei pressi del Centro commerciale, morì una guardia giurata, a seguito di una rapina con assalto a un furgone portavalori. Sostiamo al Caffé Barcellona, di fronte al Centro Commerciale, l’unico punto di aggregazione della zona, priva di piazze. L’erogatore di birra è collegato a un sassofono dorato. Una vaschetta per le mance contiene un limone. Se qualcuno riesce a poggiare una monetina sulla scorza gialla senza farla cadere, le mance sono sue…

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Ci lasciamo il centro commerciale sulla sinistra e ci addentriamo nel cuore del quartiere Roma 70. La zona è costituita da un agglomerato residenziale in un’area anticamente occupata da granai. Sembra infatti che in quest’area l’imperatore Marco Cocceio Nerva (I secolo d.C.) facesse concentrare i depositi di grano dell’Urbe.

Prendiamo per via Tazio Nuvolari e ci soffermiamo sui murali realizzati di recente. Le pareti esterne della scuola Dalla Chiesa sono state dipinte all’inizio del 2014 dal pittore muralista Tellas, in collaborazione con l’Associazione culturale 999COntemporary, utilizzando vernici ecosostenibili. L’artista, il cui nome significa”pietre”, è sardo. L’opera intende ricordare proprio i granai imperiali con i suoi intrecci di foglie di grano, girasoli, rami.

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La mancanza di marciapiedi larghi ha costretto il Comune a rivedere la viabilità, fatta tutta di sensi unici. Procediamo in fila indiana, per poi infilarci all’interno di un condominio.

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Costeggiamo un vecchio asilo abbandonato da anni sino a raggiungere via di Grotta Perfetta. In lontananza, degli striscioni sui balconi di un edificio attirano il nostro sguardo. Qualcuno del gruppo racconta della protesta degli inquilini Enpaia con contratto di affitto a canone libero, ai quali l’ente vuole applicare un rincaro del 30%.

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Ed eccoci alla Chiesa dell’Annunziatella, dedicata a Maria Annunziata. Venne consacrata nel 1229 sotto il pontificato di Onorio III, secondo quanto ricorda una lapide collocata all’interno dell’edificio. S. Filippo Neri la integrò nell’itinerario delle sette chiese (all’epoca nove). Per questo motivo era dotata di un ospedale per l’assistenza ai pellegrini. Nel 1640 il cardinale Francesco Barberini la fece ristrutturare e l’affidò alla Confraternita del Gonfalone. Nel giorno della festa dell’Annunciazione, la tradizione voleva che avvenisse la distribuzione di viveri ai poveri. A navata unica, conserva un crocifisso ligneo del XIX secolo e un affresco absidale con l’Annunciazione che purtroppo non possiamo vedere perché la chiesetta è chiusa.

Proprio qui nei pressi si trova la cosiddetta “Catacomba dell’Annunziatella”, un cimitero che non è menzionato in alcuna fonte letteraria e nel quale non si sono trovate tracce di martiri. E’ più probabile che si trattasse di un cimitero di campagna utilizzato dalla comunità  rurale che viveva nei pressi.

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Accanto alla Chiesa dell’Annunziatella venne costruita nel 1987 su progetto di Ignazio Breccia Fratadocchi la Chiesa dell’Annunziata, dapprima affidata ai sacerdoti della Società  torinese di S. Giuseppe e poi a quelli del clero diocesano di Roma. Anche qui oggi si celebra la Domenica delle Palme con un nutrito numero di fedeli.
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Riprendiamo via di Grotta Perfetta e ci lasciamo dietro una scultura firmata “Gheno”. Chissà  perché è stata messa proprio in questo punto? E cosa rappresenta?
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Poche centinaia di metri e ci troviamo a costeggiare “Forte Ardeatina“. Era uno dei 15 forti di Roma, realizzati in epoca sabauda tra gli anni 1887 e 1891, facente parte del cosiddetto “campo trincerato”. Si estende su una superficie di circa 11 ettari. Dal 1982 è in consegna al Comune di Roma, ma non è visitabile. Come tutti i forti romani, anche questo era di tipo “prussiano” (con terrapieno addossato al muro esterno e fossato asciutto) e cannoni di medio calibro.  Del Forte scorgiamo appena appena da un cancello parte del muro esterno e lo immortaliamo in questa foto controluce.

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Dal 2006, invece, il parco esterno è stato reso agibile alla cittadinanza. Una famigliola arrostisce salsicce su un barbecue portatile.

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Dall’altro lato della strada, in lontananza ci dicono che i palazzi che si vedono fanno parte di una zona chiamata Rinnovamento, ma questa forse sarà  oggetto di un’altra passeggiata.

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Sempre sulla destra, si apre immenso il Parco di Tor Marancia, che da questo lato non è accessibile al pubblico. Ci dicono che è l’area verde più grande di Roma, grande quasi come Central Park a New York.

Sulla sinistra, ancora tanto verde, il verde che circonda il Forte, per vederlo ci sporgiamo dal muretto che costeggia la strada.

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E qui veniamo informati dai numerosi residenti che partecipano alla passassegiate del progetto I60 che porterà  alla realizzazione in tempi brevi di  una massiccia lottizzazione: decine di nuovi palazzi, migliaia di persone che verranno ad abitare in una zona non servita da trasporti pubblici efficienti e priva di servizi e infrastrutture adeguate. Di recente è nato il Comitato Forte Ardeatina che si batte per arginare i danni.

Una delle partecipanti alla passeggiata fa parte di questo Comitato e ci ragguaglia sul progetto edificatorio, Ci dice che è fondato su una previsione del Piano regolatore del 1962, che indicava per la zona 180mila metri cubi e che vedrebbe, oggi, più che raddoppiate le cubature (400mila mc) in virtù dei cosiddetti diritti compensativi vantati dai costruttori, causa lo stop di qualche anno fa alla edificazione di Tormarancia. Il campanello d’allarme è scattato grazie ai numeri della previsione edificatoria: 34 palazzi di cui 19 ad otto piani, 120mila metri cubi a vocazione commerciale e turistica (alberghi), 5000 nuovi residenti e soltanto 3500 posti auto. Il tutto, ignorando importanti ritrovamenti archeologici: una strada romana in basolato perfettamente conservata, una villa urbana con pregevoli mosaici, un mausoleo e altre 40 tombe.

Grandi cartelloni pubblicizzano i progetti dei costruttori (Mezzaroma, Caltagirone, sempre i soliti…): ennesimi anonimi edifici che faranno da sfondo al grande Parco di Tor Marancia. Un’operazione chiamata “Nuovo Rinascimento”. Chissà cosa ne penserebbe il duca Federico di Montefeltro, immortalato su uno dei cartelloni?

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Spiamo il cantiere da un’altura. L’accesso è accanto a una scuola, dove passa anche la pista ciclabile del quartiere. Sembra che il progetto edilizio preveda pure la copertura di un fosso naturale, costeggiato da vegetazione spontanea originaria, che invece dovrebbe essere tutelato per scongiurare il pericolo di smottamenti e inondazioni, non nuovi al nostro martoriato Paese. Da lontano vediamo i complessi circolari di Ottavo Colle, quelli che abbiamo costeggiato all’inizio della passeggiata. Una nostra compagna di passeggiata, che abita nel complesso detto il “Corviale di lusso”, ci dice che ogni volta che passa lungo via di Grotta Perfetta, li immagina come dei castelli, i suoi castelli, che presto, purtroppo, saranno nascosti alla vista.

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Prendiamo a sinistra per via Giuseppe Berto e a Largo Longanesi ci infiliamo in un altro parco.
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E’ un parco bellissimo, silenzioso, non c’e’ nessuno, anche l’area giochi per i bambini è pressocché deserta. Mi trovo a pensare che alle stessa ora, alle 12,30, a Villa Pamphili, centinaia di persone vivono il parco cimentandosi in attività  diverse.
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Ed ecco che d’improvviso, ci troviamo in un posto magico e ne rimaniamo quasi stregati. In un immenso spiazzo, ordinati, si susseguono ordinati rettangoli con piccoli orti coltivati con ogni genere di ortaggi e legumi. Qualche cittadino si prende cura della sua porzione di orto urbano.

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I palazzi alle loro spalle sembrano volerli proteggere da occhi indiscreti.
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Ci troviamo negli Orti Urbani Tre Fontane: uno spazio di 60 orti di circa 50 mq con coltivazioni condivise. L’orto è stato realizzato dall’Associazione Orti Urbani Tre Fontane, che con oltre 170 soci, ha provveduto alla bonifica di quest’area di circa 5000 mq, altrimenti occupata da quintali di rifiuti.

Attraversiamo gli orti in rispettoso silenzio per non disturbare chi lavora nel suo fazzoletto di terra.
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In un’aiuola che ospita decine di papaveri colorati un cartello indica che questo è “il giardino dei bambini”.
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Una coppia di bulgari seduta a un tavolino vigila il proprio segmento. Lui, con uno strano attrezzo in mano, deve aver appena accudito la sua microcoltivazione, lei, timida, ci sorride ma non dice una parola.

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Ci lasciamo questo piccolo paradiso alle spalle e riguadagnamo il viottolo di fronte a noi, in un altro lenzuolo di campagna romana, invaso da erbe selvatiche e dai rifiuti di qualche abitante abusivo.
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2 comments

  1. Che bello! Lo leggo con tre anni di ritardo, ma grazie! Abito da sempre a via Tazio Nuvolari, Roma 70, e questa lettura mi ha emozionata. 🙂

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